Il Tirreno

Lucca

Evasione internazionale, calzaturificio nel mirino

di Luca Tronchetti

Procura e finanza operano un sequestro per equivalente pari a un milione nei confronti del Claudia shoes a Segromigno. Istanza di riesame dalla difesa

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SEGROMIGNO IN MONTE. Uno dei più importanti calzaturifici della Lucchesia - dotata di altissima tecnologica, con oltre 80 dipendenti e che da tempo lavora con le grandi firme della moda mondiale nell’ottica della valorizzazione del ‘made in Italy’ - è al centro di una verifica fiscale della Tributaria delle fiamme gialle che hanno denunciato per una presunta evasione fiscale l’amministratore delegato e operato di concerto con la procura della Repubblica un sequestro per equivalente pari a un milione di euro. Nel mirino della Guardia di Finanza è finito il Calzaturificio Claudia in via Piaggiori a Segromigno in Monte. Un vero fulmine a ciel sereno per l’industria calzaturiera dell’intera provincia visto che l’azienda manifatturiera della famiglia Chelini lavora per firme di prestigio come Louis Vuitton, Prada, Yves Saint Laurent e Bottega Veneta.

Le contestazioni. Nell’ambito della lotta all’evasione internazionale la guardia di finanza lucchese si è concentrata sui movimenti ritenuti sospetti legati alla filiale aperta dal Claudia Shoes in Tunisia. Per l’accusa, l’indagine è condotta dal sostituto procuratore Enrico Corucci, l’azienda capannorese dal 2010 aveva creato una sede secondaria nel paese nordafricano con il solo proposito di aggirare il fisco italiano ed ottenere un risparmio d’imposta. In che modo? Stando all’accusa la Tunisia garantisce alle società di export che si stabiliscono sul suo territorio nazionale l’esenzione totale della tassazione per dieci anni. Così l’azienda manifatturiera di Segromigno ha realizzato in quello Stato un’impresa dedita alla realizzazione di tomaie che, dopo essere state assemblate e rifinite alla sede del Capannorese, venivano destinate alla rete della clientela, rappresentata dai noti marchi del mercato di lusso, italiani ed esteri. Per la Finanza il Calzaturificio Claudia gestiva e controllava dalla sede di via Piaggiori tutte le decisive fasi contrattuali, produttive e commerciali, inclusa la selezione prima e l’assunzione poi del nuovo personale destinato alla sede in Tunisia. Proprio questa assenza di autonomia economico-contrattuale della struttura estera ha indotto la Tributaria a ricondurre nel territorio nazionale il reddito prodotto nello stato africano che quindi, per l’accusa, andava dichiarato in Italia. Per le Fiamme Gialle l’evasione fiscale sarebbe superiore ai 18 milioni e riguardebbe gli ultimi 5 anni.

La difesa dell’azienda. In una nota il rappresentante legale della società coinvolta sostiene un’altra verità: «Si tratta di un contenzioso tributario e penale appena iniziato, per il quale è già stata fornita in sede amministrativa copiosa documentazione volta a provare la totale infondatezza dell'addebito mosso dalla Guardia di Finanza di Lucca. Preciso che le somme effettivamente in contenzioso con l'Erario sono clamorosamente inferiori a quelle indicate, che rappresentano i ricavi e non gli utili delle società estere. Le società tunisine sono del tutto autonome da quella italiana, a differenza a di quanto contestato, e che la società da essa rappresentata ha agito nel pieno rispetto delle norme vigenti».

Istanza di riesame. Il legale del Calzaturificio Claudia, professor Enrico Marzaduri, sta preparando due istanze. Una al gip di Riesame del sequestro, l’altra per assicurare in questo frangente l’adeguata liquidità per mandare avanti l’attività aziendale ed effettuare, ad esempio, i pagamenti di stipendi e materie prime.

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