Olio: dopo un 2014 orribile una stagione tra luci e ombre
In Mediavalle la mosca olearia ha colpito anche quest’anno, altrove invece il caldo ha salvato le olive Il timore adesso è quello di una maturazione troppo veloce, e i frantoi hanno anticipato l’apertura
LUCCA. «L’anno della rinascita»: così era stato presentato il 2015 dell’olivicoltura, alla vigilia del via alla stagione della raccolta, dalla Coldiretti regionale. E in effetti, al di là del fatto che si trattava di una previsione facile facile (peggio dell’orribile 2014 era impossibile fare), la stagione si è aperta alla grande un po’ in tutta la Toscana. Olivi carichi, poca mosca olearia (in molti casi anche là dove non erano stati fatti trattamenti), percentuali di resa e qualità dell’olio ottime. Questo è il quadro generale in Toscana. E in Lucchesia? Beh, come è ovvio, entrando più in dettaglio il quadro si fa un po’ più complesso, la situazione muta di realtà in realtà, e non da tutte le parti si registra un bilancio positivo.
«È ancora presto per dare una valutazione dettagliata della stagione olearia nella nostra provincia – spiega Antonio Furlanetto, referente di Coldiretti per il settore olio – diciamo che la situazione è un po’ a macchia di leopardo, con alcune zone nelle quali si sta producendo molto e altre in cui, invece, non va poi così bene».
Sì, perché, per fare un esempio, la mosca olearia che altrove non si è proprio vista, in alcune zone ha invece deciso di concedere un non richiesto bis della stagione passata, anche se, fortunatamente, non con le stesse proporzioni. Del resto era difficile arrivare ai livelli del 2014, quando molti contadini trovarono più conveniente non iniziare nemmeno la raccolta (sempre che vi fossero delle olive da raccogliere). Per esempio quel maledetto insetto si è fatto sentire in Mediavalle, dove i frantoi sono sì stati messi in funzione, ma non viaggiano a pieno regime per mancanza di materia prima.
A confermarlo è Roberto Andreuccetti, presidente della cooperativa sociale “La valle dell’olio”, che gestisce il frantoio a Tempagnano di Valdottavo, nel Comune di Borgo a Mozzano: «Non sta andando bene, anche quest’anno le olive sono poche, perché la mosca olearia ha falcidiato i raccolti. Certo, rispetto all’anno scorso la situazione è migliore, ma non troppo».
Questione di microclima. Così, se in una valle la mosca ha proliferato, magari perché c’era un po’ più di umidità, in quella accanto non si è proprio vista. Ecco il perché di quelle “macchie di leopardo” citate da Furlanetto. A giocare un ruolo decisivo in tutta la vicenda è il caldo: all’inizio ha preoccupato, al momento della trasformazione del fiore in frutto (che con le alte temperature si riduce), poi è stato un toccasana (non in Mediavalle, ma altrove sì) tenendo lontana la mosca, adesso torna a essere un motivo di preoccupazione.
«Sì, andando verso la Garfagnana si è avvertita la presenza della mosca olearia – riprende Furlanetto – altrove invece, come sulle colline attorno alla piana, la produzione è stata eccezionale, ma adesso, le temperature eccessive sono motivo di preoccupazione. Rischiano di far maturare le olive troppo velocemente. Ci vorrebbe un po’ di freddo. Per questo la raccolta ha subito un’accelerazione rispetto al passato, con i frantoi che hanno aperto in anticipo, non a metà di ottobre come avveniva di solito, ma all’inizio del mese».
Sì, perché questa situazione ha messo le ali ai piedi agli olivicoltori: la paura di perdere parte del raccolto, o di rovinare l’olio con delle olive troppo mature, ha portato a iniziare la raccolta in anticipo, prendendo anche una parte di olive non completamente mature (che altrimenti avrebbero rischiato di andare perdute), anche a costo di avere rese un po’ più basse (ma una qualità eccellente). Rese che infatti all’inizio si aggiravano sul 10% e che, negli ultimi giorni, si sono portate attorno al 15%.
E la qualità? «Mercoledì ci sarà una prima valutazione – spiega Furlanetto – ma le premesse fanno ben sperare. Si annuncia un’annata molto interessante».
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