Il presidio
«Per divertimento sono diventato manager a Dublino»
Gianluca Bonacchi, Riot Judge di League of Legends «In Irlanda sto bene, al lavoro abbiamo il ping pong»
LUCCA. Si chiama Gianluca Bonacchi, ha 26 anni ed è originario di Porcari. «E chi è?», si domanderanno in molti. Con una presentazione così stringata, avrebbero anche ragione di farlo. Ma se ci aggiungiamo che nel mare magnum del web è conosciuto come “Riot Judge” e che ricopre il ruolo di italian community coordinator di League of Legends – un gioco per Pc in cui ogni giorno si cimentano milioni di persone – allora i curiosi avranno la risposta che cercavano. Incontriamo Bonacchi, che da un paio di anni lavora nella sede di Dublino di Riot Games, nei rinnovati spazi della Cavallerizza, che quest’anno ospita il padiglione dedicato al divertimento videoludico degli amanti di League of Legends. «Rispetto allo scorso anno – racconta Stefano Cozzi, responsabile del team italiano – è tutta un’altra storia. Nel 2014 eravamo inseriti nel padiglione dei Games in viale Carducci e si faceva una gran fatica anche solo a camminare, vista la ressa. Qui invece abbiamo una linea Internet dedicata alle nostre sfide e spazi a sufficienza per il palco, il merchandising e le foto dei Cosplayers. Insomma, è tutto un altro mondo. Questa è la prova generale della nuova Cavallerizza? Beh, per quanto ci riguarda sta andando bene, il posto è fantastico». E in effetti ammirare i locali rinnovati (1.300 metri quadrati) delle ex stalle del duca, in cui dominano il bianco panna alle pareti e i pavimenti in graniglia, fa un certo effetto: si tratta del secondo intervento realizzato con i fondi del Piuss e portato a termine dall’amministrazione comunale. Finiti i Comics, l’ex Cavallerizza si preparerà a ospitare il nuovo centro dei servizi turistici di Lucca. Sarà suddivisa in due parti: nella prima ci sarà un auditorium con 250 posti a sedere; nella seconda sorgeranno il nuovo sportello informazioni gestito da Itinera, un laboratorio e infine uno spazio per il web marketing.
Mentre parliamo con Cozzi, Bonacchi è sul palco che interroga il pubblico dei fan con domande e indovinelli relativi al gioco. «Fare questo lavoro è un piacere – racconta dopo averci raggiunto – In cosa consiste? In pratica, tengo i rapporti con la comunità dei giocatori italiani e sono il loro interfaccia con Riot: devo capire come è possibile migliorare l’esperienza di gioco e raccogliere le segnalazioni, che vanno dai problemi di connessione, all’estetica dei personaggi fino all’organizzazione di eventi in Italia. Un compito che svolgo prevalentemente attraverso i social. Fisicamente, invece, lavoro a Dublino. Da un paio di anni mi sono trasferito là, nella più grande sede europea di Riot. Come mi trovo? Bene. Il lavoro mi piace, siamo tutti giovani e veniamo da ogni parte del mondo. Anche se ovviamente faccio gruppo con i 13 italiani che lavorano in sede».
Quella di Gianluca è una storia molto diversa da quella di molti suoi coetanei che cercano di farsi largo nel mondo del lavoro italiano. «Sì – dice – so che qui le cose non vanno bene e che i giovani hanno parecchi problemi a trovare un’occupazione. A Dublino ci sono più possibilità, perché ci sono molte grandi aziende. La mia giornata tipo? Beh, senza scendere troppo nei dettagli, mi limito a dire che faccio 9 ore, tra cui una di pausa, nella quale oltre a mangiare ho delle accesissime sfide a ping pong con gli altri italiani». Il ping pong al lavoro? «Sì – conferma – Gianluca – Riot è un’azienda che tiene molto al benessere dei suoi dipendenti e quindi ci vengono messe a disposizione anche queste forme di svago. Il ping pong è tra queste».
Viene naturale chiedergli come abbia intrapreso questo percorso: «Diciamo che è cominciato tutto per gioco – racconta Riot Judge – Quando avevo una quindicina d’anni e studiavo allo scientifico Majorana ho iniziato a fare l’arbitro di “Magic: The Gathering”, un gioco di carte collezionabili molto seguito. Poco a poco mi sono appassionato e ho fatto dei corsi per salire di livello. Così ho girato il mondo per partecipare ai tornei che si tenevano un po’ ovunque. Non avevo un vero e proprio stipendio, ma mi venivano pagati i viaggi e la permanenza. In questo modo mi sono fatto conoscere e quando ho saputo che Riot assumeva ho mandato il curriculum. Ho superato otto colloqui, alcuni fatti su Skype, altri direttamente a Dublino. Alla fine sono stato assunto. Requisiti indispensabili sono l’inglese, la passione per il web e soprattutto quella per il gioco. Quanto guadagno? Non posso dirlo, ma abbastanza bene, seppure Dublino sia una città piuttosto cara». Nonostante viva (e bene) in Irlanda, Gianluca non ha tagliato i legami con Lucca. «Ogni volta che vengo in Italia per un evento legato a League of Legends – spiega – Cerco di ritagliarmi un paio di giorno per salutare famiglia, amici e fidanzata. Lei è ancora qui e quindi devo tornare».
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