Il presidio
La cittadella giapponese tra antico e ipermoderno
LUCCA. Un angolo (anzi, anche qualcosa di più) di sol levante tra le mura di Lucca. La Japan Town, la città giapponese, si allarga dal Real Colleggio a praticamente un intero quartiere nella parte...
LUCCA. Un angolo (anzi, anche qualcosa di più) di sol levante tra le mura di Lucca. La Japan Town, la città giapponese, si allarga dal Real Colleggio a praticamente un intero quartiere nella parte orientale (e come poteva essere diversamente) della Lucca dentro le mura. Il nucleo attorno al quale ruota tutto è il Giardino degli Osservanti, ma per provare a contenere tutto ciò che il Giappone può offrire in tema di fumetti, di cartoni, di giochi, ma anche di gastronomia, tecnologia e di tutto quanto riguarda la sua cultura, anche le aree circostanti sono diventate “territorio nipponico”.
Del resto nel campo del fantasy sono tre le scuole più importanti a livello mondiale, quella statunitense, quella europea (con l’Italia in prima fila) e, appunto, quella giapponese , che sul piatto della bilancia può mettere tanto: manga, cartoon, robot, videogiochi, in un curioso e affascinante incrocio di antico e moderno, di tradizioni millenarie e di tecnologie piovute direttamente dal futuro.
Un viaggio attraverso la Japan Town può rendere almeno un’idea di questa ricchezza. E le cose da fare o da vedere sono tali e tante che già da solo quest’angolo vale il biglietto del Comics. Per chi arriva dal centro di Lucca, magari dopo aver visitato gli altri stand, la prima tappa è in piazza San Francesco. Qui si trova il primo tendone, con un primo assaggio di cultura giapponese, tra action figure e robot (di cui si farà una gradevole indigestione a fine tour), ma anche l’occasione di avvicinarsi alla cultura del paese, con lo stand dedicato a chi vuole andare a studiare o vivere in Giappone, o con la scuola di manga. Uscendo dal tendone c’è poi la possibilità di capire – attraverso un’affascinante mostra – molte cose dell’origine dei manga, e di quanto di artistico si celi dietro quelli che, agli occhi di noi occidentali, possono apparire come “banali fumetti”. Lo si capisce facendo un confronto che viene quasi spontaneo tra le foto di Naoya Yamaguchi, i dipinti di Yasunobu Shidami e i mitici Manga.
Il fascino che esercita il giappone sui cultori del fumetto emerge poi dalle dimensioni della fila all’ingresso al Giardino degli Osservanti da via della Quarquonia. Molto meglio sfruttare l’ingresso da via dei Bacchettoni, utilizzato soprattutto da chi, appena arrivato dalla biglietteria di Porta Elisa, vuole iniziare la sua visita ai Comics proprio dalla “città giapponese”. Qui la fila è più ridotta, e c’è anche la possibilità di fare un salto al ristorante giapponese, dove invece, nell’ora di punta, la fila è lunga eccome. Se poi amate robot e il mondo del modellismo fantascientifico, non necessariamente solo “Made in Japan”, un salto alla Casa del boia prima di varcare il cancello della “town”, va fatto. Qui vi sono dei robot che impressionano per la qualità dei dettagli, e dei modellini (spettacolare la collezione di Fabrizio Modina) che ti riportano indietro nel tempo e lontano con la fantasia.
Poi, finalmente, si varca la soglia per essere proiettati dall’altra parte del mondo, tra personaggi dei cartoni trasformati in action figure o in morbidi pupazzi che rendono necessario il cartello “vietato toccare” (tanta è la voglia di “strizzarli”). C’è poi, e non poteva essere altrimenti, un grande spazio per i videogames, tra le ultime novità ma anche con qualcosa di più antico, per fare un viaggio non solo nello spazio fino in giappone, ma anche nel tempo, fino agli anni Ottanta: in effetti chi è più vicino ai cinquanta che non ai trenta difficilmente non ha provato un sussulto a vedere in vendita, nella loro scatola originale, i computer della propria giovinezza, quelli che per i giovani di ieri rappresentavano il futuro, me che agli occhi di un giovane di oggi sembrano preistoria (nomi come il Vic 20, o parole come linguaggio Basic, sono per molti di loro termini misteriosi).
Ma questo misto di antico e moderno lo si incontra in ogni angolo della cittadella giapponese, dove nei diversi stand si può trovare di tutto: dalle riproduzioni delle armi dei samurai ai giochi ad alta tecnologia, dai tradizionali kimono all’angolo dei moderni trucchi di Sailor Moon.
E, visto che praticamente sono protagonisti in ogni angolo di Lucca, come potevano mancare, proprio all’interno della Japan Town, i Ramen? Il piatto tipico giapponese, servito all’interno di un contenitore cui aggiungere solo acqua calda, lo si può incontrare ovunque, vista la praticità (oltre al sapore che, evidentemente, incontra il gusto di tanti) è diventato quasi un simbolo di questa edizione di Lucca Comics. E non bastessero le tante occasioni di gustare i ramen passeggiando per Lucca, anche all’interno del Giardino degli Osservanti uno degli stand con le code più lunghe è proprio l’angolo ristoro, dove si possono acquistare i barattolini rossi in una grande serie di combinazioni, per venire incontro ai gusti di tutti, ma anche alle tasche.
Poi il giro tra giochi e fumetti può riprendere, in un legame che unisce, in un certo senso, due realtà in amichevole sfida. Perché forse non tuti sanno che quella di Lucca è una delle rassegne più importanti al mondo in questo campo, seconda solo ad un’analoga manifestazione organizzata, guarda un po’, proprio a Tokio.
Luigi Spinosi
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