Il Tirreno

Lucca

Muore dopo una settimana di agonia

di Gianni Parrini
Muore dopo una settimana di agonia

Daniele Lombardi, 39 anni, era stato investito mentre attraversava. La famiglia ha dato l’ok alla donazione degli organi

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LUCCA. «Ciao mamma, vado al lavoro». Sono le ultime parole che la signora Luciana sente pronunciare a suo figlio. Poi la porta si chiude e stavolta è per sempre. È la tarda mattina di lunedì 19 ottobre e sembra un giorno come tanti. Ma non lo è. Daniele Lombardi, 39 anni, un diploma da perito informatico nel curriculum e un doppio lavoro sulle spalle, esce dalla casa di Arliano, dove vive con la madre, per andare a lavoro alla Vodafone di Pisa. Prima, però, deve passare dall’Alma, il B&b che si affaccia sulla Sarzanese, preso in gestione da qualche anno.

Il fatto. Daniele parcheggia la macchina proprio sotto la porta d’ingresso e scende dall’auto. Cosa sia successo in quei minuti non è chiaro. Di certo c’è solo che il ragazzo (per motivi ancora da chiarire) attraversa la strada e viene travolto da una Bmw che procede in direzione di Ponte San Pietro. L’uomo alla guida, un lucchese di circa 55 anni, dirà ai vigili di esserselo trovato davanti e di non aver potuto evitare l’impatto. La botta è tremenda: Lombardi viene sbalzato sul parabrezza e poi finisce a terra. Batte la testa e perde conoscenza. L’ambulanza del 118 lo trasporta all’ospedale San Luca ma i medici, vista la gravita della situazione, dispongono l’immediato trasferimento a Cisanello. Le sue condizioni sono disperate: viene sottoposto a un delicato intervento chirurgico della durata di cinque ore. La situazione, però, non migliora. Lombardi resta per sette giorni in coma profondo. Poi non ce la fa più. Lunedì sera il suo cuore smette di battere, lasciando nello sgomento la madre Luciana, i fratelli Dario e Roberto, i nipotini e tutti coloro che lo hanno conosciuto. Una tragedia difficile anche solo da immaginare: un uomo di 39 anni, nel pieno delle sue forze e con una vita davanti, travolto e ucciso mentre attraversa la strada. Non ci sono parole.

Il dolore. La piccola comunità di Arliano (appena qualche centinaio di abitanti) si stringe intorno alla famiglia Lombardi e in particolare a mamma Luciana, che viveva con Daniele nella casa della frazione. I due erano profondamente legati: il padre del ragazzo, ex infermiere all’ospedale psichiatrico di Maggiano, è morto qualche anno fa e da allora Daniele si è preso cura della madre. Di notte dormiva sotto il suo stesso tetto e di giorno, per non lasciarla sola a casa, la portava con sé al B&b Alma, gestito con l’aiuto del fratello Roberto, già direttore d’albergo. La signora Luciana non era con il figlio giorno dell’incidente: l’ha salutato la mattina quando è uscito e soltanto in serata ha saputo dell’accaduto.

Il dono. Ieri sera nella chiesa di Arliano si è tenuto un rosario in memoria di Daniele. I funerali dell’uomo non sono ancora stati disposti perché il corpo è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nel frattempo, però, è stata accolta la richiesta della famiglia, che ha voluto donare gli organi. «Era la volontà di Daniele – racconta un’amica – L’aveva più volte espressa: “Se non mi servono più, tanto vale darli a qualcun altro”, diceva». Un gesto d’amore verso il prossimo, per un ragazzo che lascia nella vita di chi lo ha conosciuto un’impronta non comune.

Il ritratto. Due lavori sulle spalle, una madre di cui prendersi cura e le difficoltà che la vita mette di fronte a tutti: eppure Daniele Lombardi sapeva sorridere al mondo. «Solare e con la battuta pronta». Così lo ricorda chi lo ha conosciuto. Gli stessi parenti hanno potuto toccare con mano l’affetto che circondava il 39enne: nei giorni in cui il ragazzo ha lottato tra la vita e la morte all’ospedale di Pisa, c’è stato un autentico pellegrinaggio di amici. Molti sono venuti anche da fuori Regione, per fargli forza e stare vicino alla madre. Gesti che purtroppo non sono serviti a salvargli la vita, ma quantomeno leniscono il dolore dei familiari. «La tua allegria, le tue battute, le meravigliose torte alla frutta che ti piaceva fare e condividere con noi, la tua semplicità, i tuoi occhi che si illuminavano parlando dei nipoti – scrive il cugino su Facebook – Sei tutto questo e molto altro. “Sei”, perché queste cose non muoiono insieme al corpo. Il destino è stronzo: mentre hai Iron Man sul profilo, tutti noi capiamo quanto siamo fragili e quanto sia stupido dare per scontato che ci sia sempre tempo per rivedere una persona».

«Adesso rivivi dentro tante vite – gli scrive un’amica – e questo è il gesto d’amore più grande che ci possa essere. Ci hai insegnato a ridere e a consolarci, ci hai insegnato ad amare con il tuo donare. Vorrei dire grazie alla tua mamma, alla tua famiglia, perché in fondo siamo il risultato del microcosmo in cui cresciamo nei primi mesi di vita, mettendoci sì anche del nostro. Grazie per le vite che hai salvato. Grazie per averci ricordato che educazione e gentilezza non passano, ma restano nel cuore per sempre».

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