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Caffè Di Simo, a novembre la decisione sullo sfratto
Dopo che il giudice ha ritenuto ingiustificato il mancato pagamento dei canoni Adesso tiene banco il contenzioso tra la Cogea e la proprietà dell’immobile
LUCCA. La sospensione dei pagamenti dei canoni d’affitto della società lucchese «Ilva» era ingiustificata e contraria alle regole contrattuali stipulate al momento della cessione di ramo d’azienda da parte della Cogea srl di Orvieto che detiene in affitto i locali delle proprietarie del famoso Caffé Di Simo in via Fillungo. Per il giudice civile l’Ilva non aveva alcun motivo di ritenere di poter scalare le spese già sostenute per interventi di manutenzione sull’immobile dalle rate d’affitto mensili. Oltretutto la società affittuaria della gestione dell’antico Caffè aveva iniziato regolarmente l’attività di ristorazione nel 2011- cioè quando ha stipulato l’accordo con la Cogea e le sorelle Giulia Barsanti e Erula «Fortuna» Dell’Agnello - senza lagnanze in quel frangente legate a problemi strutturali. Un pronunciamento favorevole per la Cogea e le proprietarie dello storico punto di ritrovo di poeti, scrittori, artisti e uomini di cultura. Tra l’altro il contratto tra Cogea e Ilva scadeva a metà novembre quindi, in assenza di un nuovo pronunciamento in altro grado di giudizio, la società lucchese amministrata da Ilaria Lippi sarà costretta a lasciare l’antico locale di via Fillungo.
Nuovo contenzioso. Ma se gli esami non finiscono mai, come ebbe a dire il grande Eduardo De Filippo, anche le questioni legali si trascinano nel tempo. E così il giudice civile sarà chiamato entro la fine di novembre a decidere su un’intimazione di sfratto delle proprietarie del Di Simo alla società Cogea srl a cui avevano dato in affitto i locali della famosa caffetteria.
Luca Tronchetti
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