Il presidio
Il giudice cancella la multa raddoppiata
Per non aver pagato le spese di giacenza si vede recapitare anni dopo una cartella da Equitalia
LUCCA. Non ci pensava più a quella multa da 79,50 euro per divieto di sosta che aveva beccato nel 2006 nel centro storico e che aveva provveduto a pagare una volta ricevuto il bollettino dal comando della polizia municipale di Lucca. Tanto che il pensionato settantaduenne residente nel Capannorese ha strabuzzato gli occhi quando si è visto recapitare a casa otto anni dopo per posta ordinaria (era il 31 ottobre 2014) un sollecito di pagamento da parte di Equitalia dell’importo di 162 euro proprio in relazione a quella multa che lui aveva già pagato. Inizialmente aveva pensato a un errore. Uno dei tanti nella pubblica amministrazione. Invece c’era un inghippo che gli sarebbe costato caro se non si fosse rivolto al giudice di pace attraverso il suo legale, avvocato Fernando Fenili.
Le spese di giacenza. Quando nel novembre del 2006 il verbale dei vigili gli era stato notificato assieme al bollettino il pensionato aveva provveduto prontamente a pagare nei termini l’intera somma a mezzo ufficio posta conservando la ricevuta. Non si era accorto, come la stragrande maggioranza dei cittadini, che indicate nell’ultima pagina del verbale e di dubbia interpretazione figuravano fantomatiche ulteriori spese per 3,25 euro che si riferiscono all’istituto della compiuta giacenza che tra l’altro non si era nemmeno verificata visto che l’anziano automobilista aveva pagato l’intero importo comprensivo delle spese.
La legge e legge. Cosa era accaduto? Forte di quella postilla per l’amministrazione comunale l’obbligazione dell’utente della strada non si era completata e quindi la polizia municipale ha pensato bene di inviare una cartella d’importo doppio come se l’automobilista fosse completamente inadempiente direttamente all’esattore: Equitalia. Così il povero pensionato - e come lui tanti altri automobilisti - oltre ad aver pagato 79,50 euro avrebbe dovuto sborsare altri 162 euro. Per un totale di 241,50 euro. Un furto vero e proprio. E tutto per la maggior pretesa al mancato versamento integrale di una somma che va oltre al pagamento in misura ridotta e che ingloba le spese della sanzione. Il ricorso al giudice di pace. A mettere fine a questa assurda storia - che servirà anche per altri automobilisti nella stessa condizione - è stato il giudice di pace Sergio Guidotti con una sentenza di buon senso giuridico in conseguenza del ricorso presentato dall’avvocato Fenili con il Comune di Lucca che non si è presentato nemmeno in giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese (347 euro) in favore del pensionato. Nel dispositivo di 15 pagine il giudice, accogliendo la domanda attorea, avverte che «non spetta al Comune di Lucca la somma di 162 euro richiesta con sollecito di pagamento. Perché il ricorrente a provveduto tempestivamente e perché le spese accessorie del procedimento (prive di collegamento con il meccanismo dell’iscrizione a ruolo della metà del massimo della sanzione amministrativa) hanno una diversa disciplina rispetto all’importo della sanzione». Il sollecito di pagamento è quindi nullo. (l.t.)
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