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Campo di Marte, l’Asl dà l’ok mentre Baccelli è perplesso
Il piano del sindaco Tambellini piace all’azienda sanitaria che però fissa il paletto del prezzo L’ex presidente della Provincia si dichiara invece poco convinto dell’aspetto economico
LUCCA. L’idea del nuovo Campo di Marte? Buona, basta che arrivino i soldi per trasformare il progetto in realtà. Il piano del Comune per l’area dell’ex ospedale, anticipato ieri sulle pagine del Tirreno dal sindaco Alessandro Tambellini, raccoglie commenti positivi dai soggetti interessati. Apprezzamenti che in qualche caso sono accompagnati da un interrogativo che riguarda l'aspetto economico: riuscirà questa idea di massima ad attirare gli appetiti di potenziali investitori?
L’Asl dà l’ok, ma fissa i paletti. L'azienda sanitaria, il soggetto proprietario dell'area, per il momento esprime una valutazione di massima positiva. «Siamo aperti a qualunque decisione venga presa dall’amministrazione – spiega il vice commissario dell'Asl Joseph Polimeni – Non è nostro compito entrare nel merito delle funzioni previste dal Comune, basta che non entrino in contrasto con le attività sanitarie che lì rimarranno. E stando a quanto emerso dalla vostra anticipazione non mi sembra che ci sia questo problema».
L’Asl (e di conseguenza la Regione) è il soggetto maggiormente interessato alla “spendibilità” sul mercato di questo nuovo progetto. L’azienda sanitaria, infatti, dovrà incassare dall’alienazione dell’area i soldi che la Regione aveva anticipato (attraverso un fondo di rotazione) per la realizzazione del nuovo ospedale San Luca. L’accordo di programma del 2005 prevedeva una cifra di 23 milioni di euro. Ma eravamo in epoca pre-crisi e i prezzi del mercato sono cambiati. Ora l’area vale una somma intorno ai 12 milioni. E la preoccupazione principale dell’Asl (e di conseguenza della Regione) è non scendere al di sotto di questa cifra. «Poniamo solo due “paletti” – precisa Polimeni – l’area deve essere oggetto di una progettazione complessiva e non parcellizzata; il secondo aspetto riguarda il quantum. Non possiamo scendere al di sotto di una certa cifra. Quale? Deve dirlo la Regione, anche se è chiaro che non sarà quella indicata nel 2005. Ci auguriamo che l’iter sia veloce perché dobbiamo iniziare a restituire i soldi che Firenze ci ha anticipato per la costruzione del nuovo ospedale».
Il silenzio della Fondazione. Tra i possibili investitori, il sindaco Tambellini ieri indicava delle società di gestione risparmio, la Cassa depositi e prestiti e ovviamente la Fondazione cassa di Risparmio di Lucca. Ma nelle stanze di San Micheletto tutto tace. Il presidente Arturo Lattanzi, da noi interpellato sulla vicenda, preferisce non rilasciare dichiarazioni.
Al momento, dunque, è chiaro soltanto che la Fondazione può intervenire in due modi: o attraverso l’elargizione di contributi o attraverso un investimento diretto, che però deve garantire un ritorno economico. Pertanto, bisogna vedere se l’idea presentata dal Comune è giudicata economicamente appetibile, visto che c’è poco residenziale (solo housing sociale, che peraltro in passato ha innescato meccanismi virtuosi), pochissimo commerciale e solo la questura garantirebbe un lauto contratto di affitto.
Baccelli dice ni. «Non mi convince l’aspetto economico». Il più esplicito è il consigliere regionale ed ex presidente della Provincia Stefano Baccelli, che in passato aveva presentato un progetto per la realizzazione di una “Cittadella della sicurezza” nell’area dell’ex Campo di Marte.
«Sono felice che la questione sia ritornata all'ordine del giorno – spiega Baccelli – Trovo positivi sia la riapertura della rete viaria sia il trasferimento della questura: quello era il fulcro del progetto che prevedeva la cittadella della sicurezza. Un progetto che aveva un senso perché costruito anche su un ragionamento economico».
A fine 2014, infatti, Baccelli propose una permuta immobiliare tra la Provincia di Lucca e l’Asl: in pratica uno scambio alla pari tra l’attuale sede della questura (un palazzo di pregio vicino alla stazione di proprietà della Provincia) e una parte del padiglione A del vecchio ospedale. Per i costi di ristrutturazione si pensava all’accensione di un mutuo le cui rate sarebbero state pagate con il contratto di locazione della questura. L’alternativa era il coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio e anche in quel caso l’ammortamento dell’investimento sarebbe stato garantito dal pagamento del canone di affitto. «Sono perplesso dall'aspetto economico – conclude Baccelli – Bisogna vedere se il piano riesce ad attirare potenziali investitori».
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