Il Tirreno

Lucca

Housing sociale, questura e scuole al Campo di Marte

di Luca Cinotti
Housing sociale, questura e scuole al Campo di Marte

Il piano del Comune per l’area dell’ex ospedale. Tambellini ribadisce il no alla grande distribuzione

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LUCCA. Il futuro dell’ex Campo di Marte, come lo immagina il Comune, sta in una mappa formato A3 sulla quale spiccano due colori, il violetto e il rosso. Il primo corrisponde agli edifici che rimarranno in piedi: fra questi l’attuale edificio C, quello che ospita - fra le altre - le cure intermedie e vari ambulatori. Qui dovrebbe trovar posto la questura. Con il colore rosso, invece, la mappa indica le nuove edificazioni: la più imponente è quella del nuovo edificio che dovrebbe concentrare tutte le attività sanitarie, alle spalle dell’obitorio. Perché questo è il punto cruciale del progetto di massima emerso dagli incontri del gruppo di lavoro sul Campo di Marte - previsto dal protocollo del 2005 sul nuovo ospedale -: le attività sanitarie dovrebbero abbandonare gli edifici attuali per essere concentrate in quello da costruire. E - nei padiglioni rimasti vuoti - sarà realizzato un nuovo quartiere dedicato ai servizi. Ma senza - assicura il sindaco Alessandro Tambellini - centri commerciali e abitazioni ad esclusione del cosiddetto “housing sociale”.

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Luogo da riscoprire. Le elaborazioni del gruppo di lavoro - coordinato dall’architetto Maurizio Tani - si intrecciano in profondità con la stesura del nuovo piano strutturale. «Perché è questo - spiega il sindaco - quello che il Comune può fare, ricordando che l’area è di proprietà dell’Asl: lavorare sul versante urbanistico, togliendo al momento opportuno il vincolo sanitario. La collocazione del Campo di Marte è fondamentale per tutta la città, ma da sessant’anni questo luogo è chiuso da un muro. E questo è contrario a quella che era la “maglia” del quartiere di San Marco a inizio del secolo scorso».

La nuova sistemazione, eliminando le attività sanitarie e “isolandole” nel nuovo edificio Asl, permetterebbe di riaprire molte delle strade che con il passare degli anni sono state sbarrate. Come via Barbantini e, soprattutto, via dell’Ospedale, che andrebbe a ricongiungersi verso nord con la statale del Brennero, il nuovo ponte sul Serchio e, in una prospettiva che Tambellini non ritiene essere troppo remota, all’asse suburbano che arriverà fino a via Dante Alighieri. «Se poi - aggiunge il sindaco - la linea ferroviaria Lucca-Aulla diventerà una metropolitana di superficie, potremmo pensare a realizzare qui una fermata».

Abbattere e mantenere. Non tutti gli edifici che attualmente compongono il Campo di Marte sono destinati a rimanere in piedi. Il vincolo storico è attivo solo su due padiglioni: quello a mattoncini (l’edificio B) e la palazzina ex Onmi. Per il resto, la partita è aperta. Al momento l’ipotesi più probabile è che venga demolita la palazzina ex malattie infettive, vari locali di servizi e, soprattutto, l’enorme (e bruttissimo) padiglione A, quello che negli ultimi decenni ha rappresentato l’ingresso dell’ospedale. Ad “aiutare” le demolizioni potrebbe arrivare anche un fondo regionale ad hoc di 11 milioni da “dividere” fra le quattro città che hanno realizzato il nuovo ospedale (oltre a Lucca, Pistoia, Prato e Massa).

Le nuove edificazioni sono concentrate soprattutto lungo il lato di via Gianni e via Pelliccia, oltre al padiglione per le attività sanitarie alle spalle dell’obitorio.

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Il rebus delle funzioni. Questi sono i contenitori che troveranno spazio al Campo di Marte. Per quanto riguarda i contenuti, cioè le funzioni da collocare nell’area, ancora molto è da decidere.

Nell’idea di palazzo Orsetti, tuttavia, ci sono alcuni punti fissi. Il primo è quello di realizzare la nuova sede della questura nell’attuale padiglione C.

Una scelta dettata da due ragioni. Innanzitutto si tratta di uno dei padiglioni che più facilmente può essere messo a norma per ospitare una funzione strategica come la sede della polizia. In secondo luogo, spiega Tambellini, «si realizza una sorta di continuità con l’adiacente caserma dei Vigili del fuoco».

Un’idea non nuova, quella della polizia al Campo di Marte. Era contenuta, infatti, anche nel progetto della cosiddetta “Cittadella della sicurezza” che ha avuto come grande “sponsor” l’ex presidente della Provincia Stefano Baccelli.

Ma - nella visione del Comune - nulla altro rimane di questa idea: non la sede della polizia stradale, non quella dei vigili urbani né - tantomeno - le case per i dipendenti delle forze dell’ordine.

Per quanto riguarda la destinazione degli altri edifici - sia vecchi che nuovi - il Comune si muove su alcuni paletti ben definiti. Il primo è di riservare la quota residenziale in esclusiva all’housing sociale: vale a dire alloggi a prezzi contenuti destinati ai cittadini con reddito medio basso che non riescono a pagare un affitto (o un mutuo) a prezzo di mercato. Il secondo punto fermo riguarda il commerciale: «È chiaro spiega il sindaco - che se vogliamo far rivivere un quartiere possiamo prevedere negozi di vicinato. Ma certo non realizzare un centro commerciale. Escludiamo in maniera totale la grande distribuzione».

Un’altra ipotesi, già in passato accarezzata da Tambellini, è quella di portarvi una scuola. «È una possibilità - commenta il primo cittadino -. Su questo punto noi abbiamo diverse criticità. Penso, ad esempio, all’istituto Pertini, che non è nella collocazione ideale».

Per il resto, la categoria individuata è quella dei “servizi”. Che potrebbero, ad esempio, prevedere qualcosa basato sulla riabilitazione oppure una Rsa di nuova generazione. Ma non è esclusa nemmeno la possibilità di un utilizzo completamente diverso, come quello alberghiero-ricettivo.

La questione soldi. Tutto questo rischia di rimanere sulla carta se non si troverà un finanziatore. L’impegno è di quelli imponenti: si parla di decine di milioni, fra acquisizione dell’area e lavori. «Bisogna partire da qui, dall’investitore - spiega Tambellini -. I soggetti possibili sono la Fondazione Cassa di Risparmio, oppure una società di gestione di risparmio, oppure la Cassa depositi e prestiti». Una partita che, comunque, sarà molto complicata. Perché l’investitore dovrà “gradire” le funzioni previste dal Comune, visto che da queste dipenderanno le possibilità di rientrare dai soldi spesi. Non bisogna poi dimenticarsi del terzo attore, cioè l’Asl. E dei soldi che spererebbe di incassare. Certo è che nessuno può pensare che nelle casse dell’azienda (e della Regione) possano arrivare i 23 milioni previsti dall’accordo di programma del 2005, in tempi pre-crisi. Oggi, probabilmente, la cifra più realistica si attesta intorno alla metà di quella. Questo sarà un passaggio decisivo, nei prossimi mesi: rimodulare l’accordo su basi più aggiornate e realistiche. Un primo nodo da sciogliere - insieme all’individuazione dell’investitore - prima di arrivare alla presentazione di un piano attuativo che dettagli le opere da realizzare. Ma di questo, sicuramente, ce ne sarà da parlare in abbondanza nei prossimi anni.

LA MAPPA DEL NUOVO CAMPO DI MARTE

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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