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LA POLITICA DEVE TUTELARE L’UNICITÀ DEL CENTRO
di FLAVIA PICCINNI La settimana scorsa la grande distribuzione ha iniziato la città. Un colosso francese ha infatti aperto la sua versione Express nel cuore del centro storico, a una manciata di...
di FLAVIA PICCINNI
La settimana scorsa la grande distribuzione ha iniziato la città.
Un colosso francese ha infatti aperto la sua versione Express nel cuore del centro storico, a una manciata di passi da piazza San Michele e dalla casa di Giacomo Puccini.
Naturalmente il terrore fra i commercianti della zona, che a decine tappezzano quel trapezio turistico che si allunga da piazza Bernardini a piazza Napoleone, ha cominciato a serpeggiare mesi prima perché, per quanto la notizia fosse stata tenuta riservata, siamo sempre in provincia.
E in provincia, si sa, non esistono segreti. L'arrivo del nuovo supermarket - i cui interni sono di un nero funebre, ma elegantissimo - sancisce per Lucca un upgrade: l'analisi operata dal marketing della grande multinazionale europea deve aver ritenuto che il nostro centro storico, così zeppo di offerta, rivelasse in realtà un gustoso “buco commerciale” cui insediarsi e dunque...
Dove c'è un varco nell'offerta, la grande distribuzione risponde. Qualcuno, molto prosaicamente, direbbe: è la modernità, bellezza! Una modernità che porterà un’ulteriore trasformazione in città perché, come è logico, le cose cambieranno rapidamente e i commercianti locali dovranno aggiornarsi.
La domanda è: saranno in grado di farlo? Molti meno lucchesi (se non nessuno) andranno a comprare il prosciutto a 32 euro al chilogrammo alla bottega sotto casa, quando a una manciata di passi potranno trovare il medesimo prodotto - o, se non proprio lo stesso, qualcosa di decisamente simile - a un prezzo molto inferiore.
E che dire di pasta, biscotti, tonno in scatola, ma anche legumi in barattolo e tutto ciò che di confezionato viene venduto?
Che senso avrà andarli ad acquistare al prezzo maggiorato alla bottega sotto casa? E, soprattutto, come potrà difendersi il commerciante che spesso non ha neppure il medesimo sconto con cui il prodotto viene venduto dalla grande distribuzione?
Sembra una situazione paradossale, ma è la fotografia esatta dei tempi in cui stiamo vivendo e che raccontano un mondo sempre più diviso fra poveri e ricchi, fra piccole imprese locali indipendenti e colossi internazionali.
Insomma, avete presente la libreria di quartiere spazzata via dalle grandi catene? Ecco, quello che anni fa è accaduto con il mercato dei libri in modo sempre più aggressivo riuscirà anche nel mercato alimentare, da cui tutto è cominciato decenni fa. Ma queste sono solo chiacchiere.
A fare d’ago della bilancia sarà un’unica cosa: il prezzo.
In fondo, è solo questo che conta in questi tempi di crisi e di risparmio come quelli che stiamo vivendo.
E saranno i prezzi a sradicare anche il lucchese più abitudinario, spesso anziano, che ha purtroppo una necessità fondamentale di riservare molta attenzione a ogni spesa.
I commercianti della zona dovranno dunque aggiornarsi, poiché ormai non è più possibile credere che il tempo sia quello di venti, trenta, quarant'anni fa. Il rischio è quello di perdere le nostre botteghe del gusto, quelle che da sempre tutelano la diversità e l'unicità dei prodotti locali, oltre a figure professionali storiche.
Rischiamo, insomma, in questo nostro mondo (mostro) contemporaneo l'appiattimento del sapore. Ma forse non sarà un rischio troppo grosso, visto che siamo anestetizzati dalla cultura globale e appiattita cui galleggiamo da anni.
Qualcuno è forse insorto per l'appiattimento dello stile limpidamente interpretato da Via Fillungo?
Qualcuno è insorto davanti a quei negozi uguali a tutte le città del mondo, creati da grandi catene che propongono a Roma come a Tokyo le medesime cose? Non è tempo di proibizionismo, è chiaro, ma certamente una politica che sappia tutelare l'unicità del centro sarebbe utile.
Sempre che il sogno locale non sia quello di creare, nello scheletro di una città antica, un supermercato globale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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