Il presidio
Negozi alimentari «Da gennaio a ora altre 45 aperture»
LUCCA. «Nell’ultimo periodo le aperture di pubblici esercizi di somministrazione di alimenti nel centro storico sono state troppe e ci vorrebbe uno strumento urbanistico per tenere sotto controllo...
LUCCA. «Nell’ultimo periodo le aperture di pubblici esercizi di somministrazione di alimenti nel centro storico sono state troppe e ci vorrebbe uno strumento urbanistico per tenere sotto controllo questo incremento». A dirlo è Benedetto Stefani, presidente provinciale dei ristoratori di Confcommercio che, di fronte all’aumento di questo tipo di attività chiede anche più controlli, soprattutto nei confronti di chi «fa concorrenza sleale».
«In via Elisa - aggiunge Stefani - già parecchi mesi fa si era detto al Comune di mettere un freno. Lo stesso in via San Paolino, dove i pubblici esercizi che lavorano con il cibo ormai sono tantissimi. A discapito - secondo il presidente provinciale dei ristoratori di Confcommercio - della qualità del cibo lucchese, che è molto alta. Ci sono piccoli laboratori che aprono con la licenza di negozio e non di somministrazione e poi vendono panini ma nessuno li controlla: facendo così arrivano a risparmiare anche il 50% sulle tasse rispetto a chi fa tutto in regola».
Preoccupazione anche da parte del presidente della commissione del centro storico, Giovanni Martini.
«Da gennaio del 2015 abbiamo contato tra le 40 e le 45 nuove aperture di attività alimentari - ha detto Martini - secondo noi sono troppe. Questo è previsto dalla legge sulle liberalizzazioni ma il problema è che la legge è sbagliata».
Risale ormai a qualche mese fa la presentazione di una moratoria al Comune da parte di Confocommercio, che ha chiesto una di fare un conteggio e una mappatura dei pubblici esercizi di tipo alimentare anche per capire quale sia la loro concentrazione nelle diverse zone della città.
«Al momento sappiamo che ci stanno lavorando - ha aggiunto Martini - ma nulla di più. Il fatto è che nei quattro mesi di alta stagione lavori, e negli altri otto che fai? Ormai le aperture sono scriteriate e senza controllo quindi riteniamo che si sia creata una situazione che non fa bene a nessuno. Bisogna valutare se sia il caso di andare avanti così perché sempre secondo noi sarebbe meglio puntare sulle zone dove la richiesta c’è piuttosto che concentrare lo stesso tipo di attività in un’area ristretta e ormai satura».
Martini parla anche nello specifico del caso di via Elisa: «Lì diventerà una guerra anche perché ormai sono diventati davvero troppi. Se poi si guardano i numeri del turismo ancora non siamo in grado di poter aprire tutte queste attività nel centro storico. C’è bisogno che qualcuno intervenga».
(f.s.)
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