Il Tirreno

Lucca

Presunti Abusi Su una MINORENNE

Il giudice assolve operaio accusato di violenza sessuale

di Luca Tronchetti

LUCCA. Era accusato di un reato infamante: aver molestato sessualmente una ragazzina di tredici anni con qualche problema di natura psicologica. Ma ieri mattina l’incubo per lui è finito. Il giudice...

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LUCCA. Era accusato di un reato infamante: aver molestato sessualmente una ragazzina di tredici anni con qualche problema di natura psicologica. Ma ieri mattina l’incubo per lui è finito. Il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci l’ha assolto per non aver commesso il fatto. Per l’operaio, assistito dall’avvocato Veronica Nelli, un momento di commozione dopo tanto dolore. Per l’accusa, retta dal sostituto Sara Polino, dall’estate sino al Natale 2012 l’indagato residente nell’Oltreserchio avrebbe commesso i reati di violenza sessuale e molestie telefoniche. Nel caso specifico due gli episodi su cui si era concentrata la procura della Repubblica. Avvenuti, stando al racconto dell’adolescente, rispettivamente a Santallago e Torre del Lago. Nella prima circostanza la minore accusava l’operaio di averla molestata durante una gita sul Serra quando, nonostante la presenza del padre, senza esser visto le avrebbe abbassato i pantaloncini mettendole le mani nelle parti intime. E nell’altra circostanza, lontano da occhi indiscreti, avrebbe compiuto toccamenti e palpamenti capaci di turbare la ragazzina che in lacrime avrebbe poi raccontato tutto alla mamma facendo partire la denuncia. Non solo molestie sessuali, ma anche molestie telefoniche stando all’accusa. Perché, stando alla studentessa, quell’uomo le avrebbe inviato anche alcuni sms di natura esplicita sul suo telefonino. Ma di quei messaggi non è rimasta traccia perché l’adolescente, durante l’incidente probatorio, ha confermato di averli cancellati per paura e per vergogna.

La madre della ragazzina aveva coinvolto le assistenti sociali e loro si erano rivolte alla procura della Repubblica. Nell’incidente probatorio la minorenne non solo aveva confermato l’addebito, ma aveva pure rincarato la dose.

L’indagato però durante tutta la fase istruttoria e anche nel corso dell’udienza camerale ha sempre professato la sua innocenza, anzi la sua estraneità alle accuse mosse dalla quella ragazzina che conosceva soltanto per averla incontrata, assieme ai genitori e a parenti e amici comune, in una gita con successivo pic nic. E il giudice alla fine gli ha creduto mandandolo assolto.

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