Il presidio
Chiesto il processo per un urologo e due rappresentanti
LUCCA. Un urologo di 55 anni che lavora all’ospedale San Luca è finito nei guai con l’accusa di corruzione in relazione a una gara d’appalto per la fornitura di macchinari elettromedicali utilizzati...
LUCCA. Un urologo di 55 anni che lavora all’ospedale San Luca è finito nei guai con l’accusa di corruzione in relazione a una gara d’appalto per la fornitura di macchinari elettromedicali utilizzati per il «bombardamento» dei calcoli renali. Con lui sono indagati anche due rappresentanti di spicco - uno di Roma e l’altro di Castelfranco di Sotto - della ditta elvetica Storz Medical, una delle migliori al mondo nella distribuzione e nel noleggio delle apparecchiature ad onde d’urto per il trattamento della calcolosi. La vicenda è approdata davanti al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti dopo una serie di eccezioni che hanno spostato la competenza territoriale da Pisa a Massa sino a Lucca. L’udienza preliminare per stabilire se il medico e i due agenti della Stotz devono andare al dibattimento (possibile che i legali dei due rappresentanti chiedano l’abbreviato) è stata fissata a dicembre. Tra l’altro la vicenda risale al 2009 e il reato di corruzione si prescrive, dopo gli ultimi interventi normativi del Parlamento, in sette anni e mezzo (come la truffa). Difficile quindi, anche in caso di rinvio a giudizio, che il processo di primo grado possa terminare prima del 2017.
I fatti. L’urologo che all’epoca dei fatti lavorava all’ospedale Campo di Marte e i due rappresentanti sono accusati di aver cercato di pilotare l’appalto offrendo a un medico della commissione aggiudicatrice una cifra oscillante tra i 15 e i 30mila euro per comprare il suo voto e favorire l’azienda elvetica che, tra l’altro, produce apparecchiature di altissimo livello. Cifre, tra l’altro, superiori rispetto all’effettivo guadagno dei rappresentanti che in sostanza finivano quasi per rimetterci.
Intercettazioni. Per 4 mesi i carabinieri diretti dalla procura di Pisa misero sotto controllo il telefono di un medico, ma senza ricavarne molto. Tra l’altro l’urologo, interrogato in precedenza dagli inquirenti, ha sempre negato ogni addebito sostenendo di usare il macchinario della Storz per i suoi pazienti, ma che non ha mai offerto somme di denaro per favorire l’azienda elvetica. Quattro gli episodi contestati avvenuti a Pisa e Massa. Ma per gli inquirenti il reato si sarebbe materializzato a Lucca in quanto il contatto tra il medico e uno dei rappresentanti è avvenuto nella nostra città. Tra l’altro a vincere l’appalto per le forniture dei macchinari per la cura dei reni non fu la Storz, ma la Wolf, un’altra azienda austriaca che, stando ai periti, è di qualità inferiore grazie al prezzo più basso offerto al momento dell’aggiudicazione dell’appalto. Una storia quindi dai contorni ancora tutti da chiarire. (l.t.)
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