Il Tirreno

Lucca

Tomasi: «Rischiamo nuove epidemie»

Tomasi: «Rischiamo nuove epidemie»

Il direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl invita a non sottovalutare malattie come il morbillo e la varicella

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Guai a smettere le vaccinazioni, corriamo il rischio di nuove epidemie per malattie che consideravamo sparite». Parole preoccupate quelle del dottor Alberto Tomasi, direttore del dipartimento della prevenzione dell’Asl 2 di Lucca.

Professore, quali potrebbero essere le conseguenze di questo calo?

«È un problema che non va sottovalutato. Io parlo da medico che si occupa della salute pubblica e ci tengo a dirlo chiaramente: vaccinarsi è importante. Scendere sotto la soglia del 90% di copertura alla lunga può creare il rischio di piccole epidemie».

Si spieghi meglio.

«Prendiamo il morbillo, che nella nostra Asl ha una percentuale di copertura dell’85%. Evidentemente negli ultimi anni molti genitori hanno ritenuto che la malattia fosse ormai scomparsa e hanno preferito non vaccinare il loro bambino. Ma se il morbillo si ripresenta questi bambini corrono un rischio elevatissimo di esserne colpiti. Proviamo a ragionare sui numeri: su 2.007 bambini in età da vaccinazione presenti nel nostro territorio dell’Asl 2 nel 2014, 1.700 si sono vaccinati e 300 no. Se questo numero lo moltiplichiamo per più anni, nel giro di un lustro arriviamo ad avere 1.500 persone che rischiano di contrarre la malattia. Così si creano le cosiddette “sacche di suscettibilità”: avere così tanti bambini non protetti è pericoloso».

Il problema sono le famiglie?

«Non solo, ma spesso i genitori ragionano in maniera egoistica, pensando di risparmiare un piccolo fastidio al bimbo. Ma con le malattie ci si pone davanti una questione di responsabilità sociale. Vaccinando il tuo bambino tu proteggi lui, ma anche il figlio del tuo amico e quelli di tutte le altre persone che ci entrano in contatto. In pratica, riduci il rischio di contagio ma soprattutto contribuisci ad abbassare il numero dei portatori sani di malattie. È su questi principi che si basa il concetto di salute pubblica».

A cosa imputa il calo delle vaccinazioni?

«I motivi sono diversi. Alla base c’è una falsa sicurezza, piuttosto diffusa nella nostra società. Si pensa che malattie come la varicella, il morbillo, la parotite e la pertosse siano quasi del tutto scomparse e che in fin dei conti non facciamo poi così male. Molti genitori, e talvolta anche alcuni medici delle nuove generazioni, non le hanno mai viste manifestarsi e non si rendono conto dei danni che possono fare. Ai miei tempi, invece, non era infrequente vedere bambini rovinati dalla poliomelite o da forme gravi di morbillo e pertosse. Sono tutte malattie che incidono sul sistema nervoso e che possono lasciare degli strascichi. Oggi non si discute più degli effetti delle malattie, perché sono scomparsi. Piuttosto si ragiona degli effetti dei vaccini: l’indolenzimento al braccio, un po’ di febbre, ecc. Mi viene da dire che l’attuale messa in discussione dei vaccini è la conferma più evidente del loro successo».

Veniamo alla meningite: la campagna di vaccinazione gratuita degli under 45 come sta andando?

«I dati li daremo alla fine dell’anno. Diciamo che ne abbiamo somministrate diverse migliaia di dosi dalla primavera scorsa, quando l’iniziativa ha preso avvio. Fortunatamente qui da noi non ci sono liste d’attesa come in altre Asl».

Quali sono i soggetti più a rischio?

«Ovviamente le collettività di giovani: studenti, ragazzi che vanno in discoteca, militari, ecc. Ma la Regione ha giustamente deciso di estendere la vaccinazione fino a 45 anni, per cercare di ridurre i portatori. In ogni modo bisogna fare un po’ di chiarezza su come si trasmette il batterio: il meningococco è più “pesante” del normale virus influenzale e non si trasmette parlando a un metro di distanza l’uno dall’altro. Serve uno scambio di saliva: un bacio, bere nello stesso bicchiere, usare il medesimo spazzolino. Diciamo che è una malattia molto meno democratica dell’influenza e per fortuna non prende tutti».

I luoghi affollati sono i più a rischio.

«Il problema della meningite è che non la si prende solo dai malati, ma assai più spesso da individui sani che hanno il meningococco nella loro saliva e ciononostante non sviluppano la patologia. Sono dei semplici portatori del batterio e lo passano soprattutto a persone che hanno basse difese immunitarie. La pessima campagna anti-influenzale fatta quest’anno è una delle cause di tutti questi casi di meningite. È come all’epoca della Spagnola: se ne ammalavano le persone già debilitate da un’influenza trascurata che poi subivano il colpo di grazia dal nuovo virus. Per questo è bene riprendere anche le vaccinazioni contro l’influenza. Se, ad esempio, tutti baciano un portatore, la malattia colpisce solo i più deboli». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Nel Pisano

Rave party non autorizzato a Santa Luce, oltre 2mila persone nel bosco: scatta il piano di sicurezza – Video

di Matteo Scardigli