Il Tirreno

Lucca

Condannato a sette anni per molestie su una bimba

di Luca Tronchetti
Condannato a sette anni per molestie su una bimba

Tre anni fa entrò in un negozio e approfittando dell’assenza del titolare toccò nelle parti intime la figlia minore del commerciante. Ora è uccel di bosco

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LUCCA. Come in preda a un raptus un giovane operaio padre di due figli entrò in un negozio dell’immediata periferia cittadina e vedendo la bimba di 11 anni che giocava da sola tra gli scaffali della merce esposta le si avvicinò baciandola sulla bocca e palpandola nelle parti intime. Lei terrorizzata e in lacrime chiamò il padre che si trovava nel retrobottega mentre, nel frattempo, il suo aggressore usciva nel tentativo di guadagnare la fuga. Si rischiò la tragedia perché il papà della bimba prese un coltello da cucina chiedendo conto all’operaio-cliente di quanto aveva commesso con lui che giurava di non averla toccata. L’arrivo dei carabinieri di Borgo Giannotti guidati dal maresciallo Carlo Zingale impedì il peggio e l’autore del grave episodio venne individuato e incriminato con l’accusa di violenza sessuale. Accadde la mattina del 14 giugno 2012. Quasi tre anni e mezzo dopo il collegio giudicante del tribunale (presidente Billet, a Silvestri e Fantechi) ha condannato l’operaio a sette anni di reclusione (uno in più di quanto richiesto dalla pubblica accusa retta dal pm Lucia Rugani). Ma l’imputato - Marian Istudor, 46 anni, romeno - in aula non c’era. Non ha mai presenziato alle udienze e non si è mai difeso nel processo semplicemente perché da anni non è più a Lucca e nemmeno in Italia. Semplicemente è rientrato in Romania. Non sconterà la pena e non verserà un euro di risarcimento.

I fatti. Lui nell’immediatezza aveva sempre negato l’addebito. Ma una commessa del negozio del padre della bimba che entrando a lavoro lo aveva visto uscire in fretta e la stessa vittima - sentita alla presenza dei psicologi e assistenti sociali - avevano ribadito la presenza dell’operaio romeno nel locale. Con la ragazzina che senza tradire emozione aveva confermato le attenzioni morbose e libidinose di quell’individuo che aveva già visto altre volte in quanto cliente del negozio del padre. In incidente probatorio con estrema precisione e lucidità aveva ricordato quel bacio sulla bocca e quei palpamenti avvenuti nelle parti intime contro la sua volontà. E poi la paura, il terrore di quegli interminabili istanti, con l’urlo strozzato in gola e alla fine il pianto dirotto e liberatorio quando l’«orco» si allontana. Sono le 8 del mattino del 14 giugno e il padre commerciante porta la bambina in negozio visto che la scuola è finita. Lei gioca tra gli scaffali mentre il papà e nel retrobottega. Entra il cliente la saluta e, approfittando dell’assenza del genitore, le si avvicina e la molesta sessualmente. Poi esce mentre sta entrando la commessa. Alle 9 il romeno viene individuato e accompagnato in caserma dai militari. La flagranza è trascorsa, lui nega l’addebito. Niente arresto, viene indagato e prima che si arrivi al processo lascia l’Italia.

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