Il Tirreno

Lucca

Kme, gli enti chiedono l’aiuto della prefettura

di Nicola Bellanova

Si punta a portare la vicenda all’attenzione del Governo Dubbi sulla possibilità di riassorbire oltre 600 lavoratori

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di Nicola Bellanova

BARGA

Non un passo indietro fino a quando la Kme non illustrerà nei dettagli il progetto di riconversione del sito di Fornaci, e soprattutto nessun nulla osta se lo stesso progetto non sarà credibile. Questo in sostanza, l'estratto della prima riunione del tavolo istituzionale per definire la delicata partita in corso nello stabilimento metallurgico.

Ieri mattina, nella sala consiliare di Palazzo Pancrazi, nell'incontro chiuso alla stampa e i cittadini, c'erano proprio tutti, ad ogni livello: parlamentari, assessori e consiglieri regionali, la Provincia di Lucca e praticamente tutti i sindaci della Valle assieme ai consiglieri di minoranza del Comune di Barga. Una iniziativa annunciata e attesa, quella promossa dal sindaco Marco Bonini, padrone di casa assieme al senatore Pd Andrea Marcucci. La strategia delle istituzioni va su tre direttrici: chiarezza sui vari aspetti del Piano industriale di riconversione della proprietà; un’attenzione vigile e continua da parte delle istituzioni locali, regionali e nazionali; una constatazione di fondo che si tratta di una riorganizzazione aziendale difficile, dalle prospettive e dai risvolti non completamente nitidi; una questione aziendale e occupazionale che ha una portata numerica per la Valle del Serchio e per il territorio provinciale almeno pari (fatti i dovuti distinguo) a quella dell’area siderurgica di Piombino.

La prima riunione è servita per fare il punto sulla situazione della proposta di riconversione dello stabilimento di Fornaci di Barga, ma anche per assicurare quell’attenzione e quella vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie da parte delle istituzioni che – proprio in virtù dei 600 dipendenti attuali – un’operazione del genere necessita, soprattutto se si pensa al non semplice passaggio da un’attività metalmeccanica ad un’azienda dedicata alla produzione di agricoltura idroponica. Ecco che gli interrogativi maggiori - oltre alle preoccupazioni sul fronte occupazionale - si focalizzano proprio sulla credibilità della proposta, nonché sull’entità dell’investimento e sui tempi di attuazione. I tempi non sono ristretti, ma neanche lunghi, e c'è quindi la possibilità di attuare delle strategie concordate, e avviare i confronti col management di Kme Group.

Nei prossimi giorni, infatti, il prefetto Giovanna Cagliostro assieme a Bonini e al presidente della Provincia, Luca Menesini, si incontreranno a Lucca per fare le dovute pressioni sul Governo, affinché prenda a cuore questa trasformazione che, è inutile dirlo, vede ancora molto scetticismo. La diffidenza non sta tanto nella conversione da industria metallurgica a produttrice di piante idroponiche, quanto nell'effettiva capacità di assorbimento di tutta la forza lavoro, ossia oltre 600 dipendenti senza considerare l'indotto. Si è parlato, inoltre, delle misure di protezione sociale per il personale, e del futuro dei dipendenti dell'indotto, ossia la Cooperativa Fanin e la mensa della Pellegrini Spa. Sotto il primo aspetto, i vertici dell'azienda hanno assicurato che si assicurerà ai lavoratori cassintegrati la differenza con lo stipendio base. Per gli altri, bisognerà attendere gli sviluppi del piano industriale.

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