Il presidio
Sgominano gang fingendosi operai
Sette arresti della polizia per un’attività di spaccio nella Piana dopo l’allarme di genitori e vicini di casa
LUCCA. I poliziotti diventano operai e manovali di un'impresa edile incaricata di effettuare lavori stradali e l'ispettore superiore Walter Femia poco dopo s’improvvisa idraulico per smontare un wc e recuperare due dosi di cocaina. Una trasformazione necessaria per sgominare un gruppo di extracomunitari di origine marocchina finiti tutti in carcere con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tra loro c'è anche un migrante di 26 anni senza fissa dimora che al giudice racconta di essere in Italia da una settimana dopo aver pagato cinquemila euro per poter trovare la salvezza nel nostro Paese. Uno dei sette immigrati finiti prima in manette e poi nel carcere di San Giorgio si è difeso sostenendo che si trovavano lì per festeggiare il capodanno islamico che nel 2015 cade il 15 ottobre e che dura una decina di giorni. Peccato però che non c'erano tracce di cibo e nemmeno di tè. La centrale dello spaccio per l’accusa - retta dal sostituto procuratore Antonio Mariotti (pm onorario in aula Michela Malfatti) - si trovava in una casa a schiera in via del Pelo a Lunata dietro all'ex supermercato Esselunga. E la polizia interrompe l’attività di spaccio grazie alle segnalazioni pervenute da mamme preoccupate per i loro figli e vicini di casa insospettiti per quel via vai più che sospetto che andava avanti da alcune settimane sia di giorno che di notte.
Le altre accuse. Per Nourreddine Jarmouni, 22 anni, senza fissa dimora, Mohamed Chiffour, di 35, residente a Fornoli e Abdelhakim El Iraqui, 30 anni, anche lui senza fissa dimora oltre allo spaccio si contesta anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Al momento del blitz degli agenti della Mobile nell'appartamento i tre cercano di ritardare l’ingresso nella casa sistemandosi in mezzo alla rampa di scale per tentare di agevolare la fuga degli altri o l'occultamento dello stupefacente.
«Io sono il colpevole». Alle 14,30 quando il giudice Alessandro Dal Torrione, al termine dell’udienza di convalida, dispone la custodia cautelare in carcere per tutti e sette gli arrestati - in attesa del processo con rito direttissimo che si terrà martedì 27 ottobre - uno dei magrebini inizia a gridare. «Io sono il solo colpevole, sono io che devo pagare, gli altri devono tornare liberi». Si tratta di Bouchaib Traiba, 41 anni, di Lammari, in regola con il permesso di soggiorno. E' lui che deteneva 180 grammi di hashish, una bilancina di precisione e 2180 euro in banconote da 50, 20 e 10 euro ritenute provento dello spaccio e debitamente sequestrate assieme alla droga e a 9 cellulari. Ed è sempre lui che, mentre i tre immigrati cercavano di bloccare la polizia, si disfaceva di una quantità non meglio precisata di cocaina gettandola nel water. E proprio dentro al cesso, dove lo sciacquone non era funzionante, l'ispettore Femia improvvisatosi idraulico riesce a recuperare, dopo aver divelto il sanitario, tre dosi di cocaina per un totale di 3,6 grammi lordi di polvere bianca. Ma in carcere finiscono anche gli altri tre «commensali»: Ezzitouni Jarmouni, 26 anni, incensurato, in regola con il permesso di soggiorno, Abdelaziz Kech Chaf, 28 anni, artigiano, in possesso del permesso di soggiorno e con precedenti di polizia per spaccio e ricettazione che risalgono al 2011 e Kamal Bouziane, 26 anni, in Italia da una settimana. Uno dei tre nel tentativo di fugga perde un coltello con lama di 21 centimetri.
L’appostamento. Dopo le segnalazioni giunte in questura il commissario Silvia Cascino venerdì decide di entrare in azione e invia 9 agenti sul luogo camuffandoli da operai di un’impresa edile con tanto di pettorine, cassette degli attrezzi e ragione sociale (falsa) che campeggia sui due fuoristrada giunti nella zona. Bastano due ore di osservazione - dalle 14 alle 16 - per capire che è in atto l’attività di spaccio. Dall’appartamento, di proprietà di una famiglia del nordafrica attualmente in Marocco, entrano ed escono due italiani e un immigrato. La polizia entra in azione: gli sbirri si qualificano e inizia il fuggi fuggi generale che porta ai 7 arresti.
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