Il presidio
Addio Papeschi, medico e combattente
Un malore ha stroncato a 81 anni lo psichiatra che fu anche aiuto di Tobino. Da tempo lottava contro il nuovo ospedale
LUCCA. Mercoledì sera come tante altre volte aveva partecipato a un incontro pubblico alla Croce Verde sui problemi della sanità e sul referendum contro la riforma voluta dal Governatore Rossi. Ora, a distanza di poche ore, Raffaello Papeschi non c’è più. Il medico psichiatra, da anni animatore del Comitato Lucca Est, è stato stroncato da un malore improvviso nella mattinata di ieri. A trovarlo, all’interno della sua abitazione di San Filippo, è stata la moglie.
Papeschi aveva 81 anni, e per decenni era stato una colonna del servizio di psichiatria lucchese. Si era laureato nel 1960 in medicina all’Università di Pisa, poi era andato a studiare in Canada. In Europa era rientrato agli inizi degli anni Settanta, al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera. Nel 1974 comincia a lavorare come aiuto medico per l’allora unità sanitaria locale. Sono altri tempi, per la psichiatria. Gli ultimi anni prima della legge 180, che diede il via alla chiusura dei manicomi. Papeschi lavorò a Maggiano, insieme a Mario Tobino. E come il grande medico-scrittore fu tra i critici della legge Basaglia, condividendo le critiche sulla mancanza di strutture territoriali per accogliere i malati. Papeschi era presente a fine 1996, quando formalmente Maggiano venne chiuso. Sarebbe andato in pensione tre anni più tardi. Ma certo non per andare a leggere un libro al parco.
Fin dalla prima metà degli anni Duemila si impegno contro la costruzione del nuovo ospedale, in particolare nella sua (infelice) collocazione a San Filippo. «Lui era la nostra colonna - ricorda commosso Alessandro Di Vito, un altro medico in prima linea nelle battaglie sulla sanità -, l’instancabile promotore del comitato Lucca Est».
Quel Comitato, oggi intitolato a un altro lottatore scomparso, Sergio Ghiselli, che è stato protagonista della battaglia contro il San Luca e che ha ottenuto - dice Di Vito - «delle vittorie morali. Perché Papeschi si era reso conto prima di tutti che l’ospedale non avrebbe funzionato. Lui aveva avuto l’esperienza dell legge 180 e sapeva che certi cambiamenti portano solo caos e problemi».
Il Comitato di Papeschi, in realtà, alcuni risultati concreti li ha ottenuti: la messa in sicurezza idraulica della zona, che fino a poco fa era destinata a finire sott’acqua non appena pioveva un po’ più della norma. Ma, certo, alla fine l’ospedale aveva aperto i battenti. Papeschi, però, non si era certo stancato di combattere. Aveva trovato un altro terreno di impegno pubblico, sempre sul tema della sanità: la raccolta di firme per il referendum che vuole cassare la riforma delle Asl voluta dalla Regione. Un impegno, una lotta, che ha portato avanti fino all’ultimo giorno di vita. E che ora verrà raccolto dai suoi tanti compagni di strada, rimasti sgomenti per questa morte improvvisa.
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