Il presidio
Tintori lega le due rapine «Stavolta erano il doppio»
L’ematoma su uno zigomo e la faccia scura, provata da una giornata terribile «È durato un minuto, mentre mi colpivano ho gridato a mio figlio di scappare»
MONTECARLO. «Questa volta erano il doppio». Marco Tintori, 45 anni, ha un uno zigomo livido, la voce bassa e la faccia scura di chi ha avuto davvero una brutta giornata.
Lo incontriamo poco dopo le 15, nella sua casa nel centro di Montecarlo, di rientro dalla stazione dei carabinieri dove ha sporto denuncia per la brutale rapina subita poche ore prima.
È accompagnato dal padre Roberto e la voglia di parlare, comprensibilmente, è poca: «Ho già detto tutto ai carabinieri – racconta con un filo di voce – Stavo accompagnando mio figlio a scuola quando ci hanno fermato. È successo tutto in un minuto: erano in quattro, uno aveva la pistola un altro la mazza. Due di loro mi hanno tirato fuori dalla macchina e io ho detto a mio figlio di scappare. Lui è corso via, diretto da mia moglie e dai nonni. Il valore della merce che hanno portato via si aggira sui 60-70 euro, non le cifre che ho sentito dire in giro. Italiani? Apparentemente... . Non so cos’altro aggiungere, cerchi di capire il momento, ho bisogno di riposarmi un attimo». Capiamo benissimo e di fatti ci avviciniamo alla porta. Giusto il tempo di un’ultima domanda: quella sulla tentata rapina subita pochi mesi fa, intorno alla fine di luglio. «Elementi in comune? La modalità - è la risposta del rappresentante di gioielli - ma stavolta erano il doppio (la volta precedente lo avevano aggredito in due, ndr). La saluto».
Mentre ci racconta queste poche cose, Tintori è circondato dai parenti, forse più choccati di lui per il trauma subito.
La più agitata di tutte è la madre: «Quello di mio figlio è un mestiere a rischio – dice infervorata –. C’avevano già provato a luglio. È stato scritto che viaggiava con 100 o 200mila euro di gioielli: è una cosa non vera. Vi pare che di questi tempi uno se ne va in macchina con tutti quei preziosi? Vi prego di non dare troppe informazioni altrimenti chissà che non ci riprovino».
La moglie di Tintori ascolta in silenzio: ha la faccia segnata dalla paura. Per lei lo spavento è stato doppio, data la presenza in auto del marito ma anche del figlio, che ha assistito alla violenta rapina.
Prima di farci uscire il padre Roberto torna in casa e sventola la denuncia fatta ai carabinieri. «Scrivete bene – dice – il valore della merce è di circa 70mila euro, non di più».
Dall’alto si sente una voce: «Mamma, mamma che succede?». E il bimbo, l’altra vittima della rapina. Anche lui merita un po’ di pace. «Arrivederci».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
