Il Tirreno

Lucca

«Temeva avessero rapito il bimbo»

di Andrea Giorgi
«Temeva avessero rapito il bimbo»

Un vicino ha assistito alla scena ma i malviventi gli hanno intimato di rientrare

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MONTECARLO. Urla disperate di aiuto e poi, una volta sceso in strada, una scena da brividi: un padre disperato aggredito e derubato da un gruppo di rapinatori mentre accompagnava il figlio a scuola. È stato un brusco risveglio quello di Francesco Capocchi, 33 anni, residente in via dei Cavalli a Montecarlo. Suo malgrado si è ritrovato a essere il testimone oculare dell’assalto all’automobile di Marco Tintori, avvenuto proprio davanti al cancelletto della sua abitazione. «Mi ero appena alzato dal letto – racconta – Non erano ancora le 8 di mattina quando ho sentito delle grida disperate provenire dalla strada. Ancora in mutande ho sceso le scale e sono uscito in giardino. Quello che ho visto mi ha raggelato il sangue». Per strada si era appena consumato lo speronamento della macchina del rappresentante di gioielli che in quel momento era stato trascinato fuori dall’auto e veniva malmenato, a terra, da due figuri col volto coperto da passamontagna, mentre un terzo armeggiava con la macchina. «Purtroppo non sono riuscito a fare nulla – continua Francesco Capocchi – Non ero preparato ad affrontare una cosa del genere: Marco era a terra e perdeva sangue da una tempia. Uno dei due malviventi appena mi ha visto mi ha urlato di tornare dentro, minacciandomi con una mazza. Mi sono spaventato ed ho indietreggiato. Dopo mezzo minuto i rapinatori se ne sono andati con la Golf di Marco, abbandonando sul posto una delle due auto con cui erano entrati in azione». Solo allora il testimone ha potuto soccorrere la vittima, abbandonata sul selciato.

La prima preoccupazione del rappresentante è stata per il figlio, racconta il vicino: temeva potesse essere stato rapito dai malviventi quando hanno portato via la macchina. Fortunatamente il ragazzo, resosi conto di ciò che stava avvenendo, è uscito dall’auto e si è messo a correre per la salita verso Montecarlo. «Sono stato proprio io a vederlo – conclude Francesco – mentre il padre si stava disperando. Ho alzato gli occhi e l’ho visto una ventina di metri più su, lungo la strada che porta in paese. È stato un grande sollievo per tutti, anche se la sola rapina rimaneva comunque un fatto di una gravità assoluta. Poi sono andato a vedere la Mercedes abbandonata dai rapinatori, e all’interno ho trovato una cartina stradale di Montecarlo, con segnato a penna il punto preciso dove i malviventi hanno messo in atto l’assalto». Dettaglio che induce a pensare ad un piano preparato minuziosamente e che, probabilmente, ha richiesto vari giorni di e studio delle abitudini della vittima.

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