Il Tirreno

Lucca

«Pronti ad appoggiare i lavoratori»

di Nicola Bellanova
«Pronti ad appoggiare i lavoratori»

I commercianti di Fornaci di Barga temono le conseguenze della riconversione annunciata sull’economia locale

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BARGA. Fabbrica e paese, da un secolo, sono una cosa sola. Fornaci non è un vero e proprio distretto industriale, non è un "cluster" come la Piana di Lucca o la zona del cuoio. L'economia del paese, senza girarci attorno, era ed è tuttora legata a doppio filo alle sorti del colosso metallurgico di via Repubblica. Logico quindi che, i commercianti del fondovalle, anima del terziario della zona, siano preoccupati per le possibili pieghe occupazionali che arriverebbero dalla conversione dello stabilimento della Kme in sede per la produzione di piante isoponiche.

Oltre 120 esercizi commerciali, tante piccole attività manifatturiere, servizi alle imprese e ai cittadini sono un patrimonio da conservare. Ma nonostante le rassicurazioni, le prospettive non sono rosee: «Era un po' che vedevo delle ombre, ma erano ben nascoste – afferma Fiorella Chiezzi, titolare di Karisma e presidente del Cipaf, l'associazione dei commercianti fornacini – siamo preoccupati per l'effetto domino che potrebbe avere la fermata degli impianti. Il commercio fornacino è cambiato, e la Kme è stata per un secolo il fulcro di Fornaci, e ora bisogna vedere il futuro. Questi progetti innovativi possono essere la chiave di svolta, ma spero che non ci siano licenziamenti. Mi sono sentita anche con l'amministrazione, e aspettiamo di sapere nel dettaglio il piano. Saremo pronti come Cipaf, ad appoggiare ogni iniziativa dei lavoratori».

Emma Suffredini è la storia del commercio locale, e pochi mesi fa lei stessa ha riaperto da sola "Il Fornetto dell'Emma": «La vedo male per tutti – dice senza giri di parole – per chi ci lavora e per chi ci vive indirettamente. Si rischia di innescare una catena di gente fuori dal mercato del lavoro, che non avrà soldi da spendere. Credo che questa conversione sia frutto di una decisione politica, e che ne risentiremo di conseguenza tutti noi commercianti. È una spirale che si ripercuoterà su tutto il paese, anche perché ho dei dubbi su questa rivoluzione».

Milvio Sainati è un personaggio noto nei dintorni, sia per i suoi lunghi trascorsi negli uffici della Metallurgica, sia per le iniziative sociali e culturali organizzate negli ultimi decenni. E poi, suo figlio Alessandro è proprietario del bar "Antico Caffé il Sogno": «Non ci sono più gli Orlando, le famiglie di imprenditori puri, e sono arrivati uomini della finanza. Io sono andato via nel 2000 dopo tanti anni, e rispetto ad allora molte cose sono cambiate. Fornaci non ha una vocazione agricola, ma industriale. Negli anni '60 si era in cinquemila, e tutti dei dintorni. Quindi c'era lavoro anche per i commercianti, perché giravano soldi. Adesso quanti ne girano? Basta farsi un giro per rendersene conto».

Stefano e Adriana Canini, titolari dell'agenzia assicurativa Allianz, sono scettici: «È una situazione che si ripercuoterà su tutta la Valle, e bisogna vedere quanta sincerità ci sia dietro le promesse dell'azienda. Il nostro lavoro di assicuratori dipende dalla capacità reddituale delle famiglie, e quindi escluse le assicurazioni obbligatorie bisognerà vedere le priorità. È un fulmine a ciel sereno, perché non ci sono state avvisaglie». Infine Guido Santini, consigliere comunale e titolare di "Santini sport", una delle attività storiche del paese: «Come fornacino mi sento colpito nell'orgoglio per vedere ridotto così il simbolo del paese a livello nazionale. Sicuramente, da commercianti, si mette in conto una ricaduta negativa, che aggrava una crisi già presente negli ultimi anni».

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