Il Tirreno

Lucca

Via i pannelli di amianto dal mercato del Carmine

di Barbara Antoni

Ecco come sarà realizzata la copertura e il recupero del ballatoio al primo piano Un tempo nel complesso c’era spazio per 230 banchi, 31 negozi, 6 magazzini

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LUCCA. Lo scheletro in metallo verrà recuperato, ripristinato il tavolato ligneo mentre saranno rimossi i pannelli del vecchio tetto contenenti amianto. Al loro posto saranno installate lastre in alluminio verniciato di colore grigio (o secondo indicazioni della Soprintendenza) con un sottostante pannello antirumore e anticondensa. I pannelli saranno di tipo autobloccante a incastro, senza fori per il fissaggio alla struttura per eliminare rischi di infiltrazioni. In prossimità del colmo del tetto sarà installato un lucernaio. E poi la copertura del ballatoio al primo piano, per mettere al sicuro la struttura da infiltrazioni di acqua piovana.

È la descrizione dei lavori - la seconda fase dopo il rifacimento della parte centrale del tetto - che interesseranno il Carmine nell’immediato. Saranno inserite capriate metalliche per sostenere i pannelli autoboccanti. Infine saranno eliminati i tamponamenti in muratura e vetro delle arcate del ballatoio che si affacciano sul cortile principale: le colonne saranno corredate di pannelli di protezione.

La seconda fase dei lavori è partita, grazie ai 500.000 euro messi a disposizione dalla Fondazione Crl (seconda parte di un totale di oltre due milioni, tutto destinato al Carmine). Ed è partita in primo luogo nelle fonderie e nelle officine dove saranno preparate le parti metalliche previste dal progetto.

L’obiettivo del progetto è ambizioso: riportare il mercato del Carmine, uno dei complessi monumentali (ex convento) più antichi (la prima struttura risale al 1342) della città a essere di nuovo vitale e pulsante di vita e lavoro.

Di fatto il Carmine divenne mercato dagli anni Trenta del secolo scorso, come è riportato in una ricostruzione storica operata dall’ufficio Opere pubbliche del Comune come studio propedeutico al progetto esecutivo dei lavori in corso.

Dopo il 1866 infatti il Carmine sembrava destinato a ospitare funzioni pubbliche, come la pretura, l’accettazone dei soldati di leva e un mercato coperto dei cereali.

Ma nel 1932, l’inadeguatezza igienico sanitaria del mercato delle Vettovaglie di piazza Anfiteatro spinse l’ufficio tecnico a fare un progetto di costruzione nel convento del Carmine e nella chiesa attigua di un mercato con 31 negozi, 200 banchi di vendita, 30 banchi per il pesce, 6 magazzini all’ingrosso e due vani per la vigilanza sanitaria e l’amministrazione.

L’importo dei lavori - 1.200.000 lire - non era sostenibile dal Comune (la storia si ripete, ndr), che decise di affidare la costruzione a una ditta privata, affidandole anche la gestione per un numero di anni. Nel marzo 1933 ci fu l’asta pubblica per la concessione della costruzione e dell’esercizio del mercato coperto. La ditta vincitrice - la Compagnia Fiduciaria di Lucca - completò i lavori e curò la gestione dell’immobile per sedici anni.

Tra le modifiche previste al progetto c’era la copertura del chiostro affinché lo spazio potesse essere utilizzato tutto l’anno. I lavori furono ultimati nel 1936. Nel 1952, terminata la concessione, il bene tornò nelle mani del Comune che proseguì nella gestione: il mercato fu fiorente fino al 1974, quando le attività ambulanti connesse al mercato settimanale che si svolgeva nelle vie adiacenti e in piazza del Carmine cominciarono a soffrire per l’inadeguatezza del contesto urbano.(b.a.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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