Italia
L’ESEMPIO CHE NON VA SEGUITO
LUCA CINOTTI. Un fantasma si aggira per la Valle del Serchio. È quello dell’Alce di Fornoli, esempio perfetto di quello che non dovrà essere fatto nel caso della Kme di Fornaci. Per i distratti - più...
LUCA CINOTTI. Un fantasma si aggira per la Valle del Serchio. È quello dell’Alce di Fornoli, esempio perfetto di quello che non dovrà essere fatto nel caso della Kme di Fornaci. Per i distratti - più o meno consapevoli - ricapitoliamo: la proprietà della fabbrica di Fornoli si incaponì in un progetto per una centrale a biomasse, osteggiata dai cittadini e dalla dubbia sostenibilità finanziaria senza gli incentivi pubblici (i famosi certificati verdi). Alla fine il socio che avrebbe dovuto metterci capacità e soldi si è sfilato, la gara per gli incentivi è stata disertata e agli ultimi dipendenti (39) sono arrivate le lettere di licenziamento. Il caso Kme è diverso per numeri (600 lavoratori diretti più l’indotto) e per progetto di riconversione. Ma ci sono segnali che ricordano il percorso dell’Alce. A partire dall’annuncio di una lunga cassa integrazione: tre anni, durante i quali possono succedere tante cose, non necessariamente positive.
Per questo è necessario che la società dettagli il piano industriale che ha in mente - o nei cassetti. E spieghi, a tutta la comunità, se ci sono, e come si chiamano, i partner che accompagneranno il gigante della metallurgia nella coltivazione delle piantine in acqua. Le istituzioni, da parte loro, non possono limitarsi a definirsi «choccate»: servono non solo tavoli, ma posizioni forti che partano dal presupposto di salvare l’occupazione diretta e quella dell’indotto che in un secolo è cresciuta intorno alla ex Smi degli Orlando. Non si può pensare, infine, di gestire una vicenda come questa solo a livello lucchese: i luoghi di discussione devono essere quantomeno a livello regionale, coinvolgendo le istituzioni e si sindacati. Ne va del futuro di centinaia di persone.
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