Il Tirreno

Lucca

l’apertura l’11 agosto del 2015

Da contadini a operai La fabbrica che fu una città

di Nicola Bellanova
Da contadini a operai La fabbrica che fu una città

FORNACI DI BARGA. Da contadini ad operai, e in futuro (forse) di nuovo contadini seppur specializzati e adepti di coltivazioni che solo qualche decennio fa potevano sembrare fantascienza. Dopo un...

4 MINUTI DI LETTURA





FORNACI DI BARGA. Da contadini ad operai, e in futuro (forse) di nuovo contadini seppur specializzati e adepti di coltivazioni che solo qualche decennio fa potevano sembrare fantascienza.

Dopo un secolo, la storia di Fornaci di Barga e del polo metallurgico su via Repubblica, che hanno coinciso sin dal 1915, potrebbe chiudere un capitolo lungo e ricco di eventi, speranze e delusioni.

Perché, seppur meno rispetto ad altre località (per esempio Campo Tizzoro, nel pistoiese), anche Fornaci è stata identificata con la grande fabbrica. La fabbrica-città, quella che caratterizza e da vita a un territorio: come - fatte le necessarie proporzioni - la Lucchini a Piombino o, più vicino a noi, l’ex Manifattura Tabacchi a Lucca.

Dall'arrivo della SMI (acronimo di Società Metallurgica Italiana) alle recenti trasformazioni, il paese è cresciuto con lo stabilimento, come avvenivanei distretti industriali ante litteram. Se le due guerre mondiali portarono commesse, lavoro e occupazione, la globalizzazione ha tagliato drasticamente le gambe ad un sito che, senza girarci attorno, negli ultimi anni non è riuscito ad avere bilanci di segno positivo.

La Smi arrivò sul fondovalle del Serchio nel 1915, con il grande complesso immobiliare costruito a tempo di record su ettari di terreno contigui al fiume: a realizzare l’impresa la Luigi Orlando, esponente della famiglia originaria della Sicilia ma trapiantata in Liguria e protagonista anche fra i costruttori del porto di Livorno.

L'accensione degli impianti, avvenuta l'11 agosto dell’anno che vide l’entrata in guerra dell’Italia consentì all'azienda di triplicare la produzione, passando dalle seimila tonnellate di inizio secolo, alle 17.000 poco prima della fine del primo confilitto mondiale.

I bossoli per i proiettili da usare durante il conflitto furono la tragedia per milioni di soldati che cercavano di sopravvivere nelle trincee ma furono anche la chiave della fortuna per questo territorio.

Fornaci di Barga si sviluppò a livello demografico, grazie all'arrivo di tecnici e operai provenienti dagli stabilimenti sulla montagna pistoiese e anche da Firenze. E la fabbrica fu l'incipit per lo sviluppo economico del paese: nacquero negozi, attività ludiche, si sviluppò l'indotto e soprattutto si garantiva a oltre 2.000 famiglie una vita dignitosa.

Anche l'urbanistica si adattò al “gigante”: nacquero gli alloggi per i dirigenti, gli impianti e le “case operaie”, in rigorosa demarcazione logistica secondo i principi dell'epoca.

Poi, negli anni Sessanta le lotte e rivendicazioni sindacali sbarcarono anche in Mediavalle, per chiedere condizioni di lavoro migliore. Ma intanto la famiglia Orlando si era allargata a dismisura aprendo nuove fabbriche in Italia e all'Estero. E nel frattempo il risiko delle alleanze, delle compravendite societarie e dei trasferimenti di pacchetti di maggioranza arriva anche in Valle del Serchio.

Nel 1987, dopo l'acquisizione di Tréfimétaux, LMI-La Metalli Industriale Spa cambia la sua ragione sociale in Europa Metalli - LMI.

Le fonderie torneranno a lavorare a pieno regime per la produzione delle leghe per la realizzazione delle monete da 1, 2 e 5 centesimi di euro. Ma nel 1995 In seguito a un vasto piano di ristrutturazione finanziaria e industriale, il gruppo decide di concentrare le gestioni di tutte le attività industriali europee in un'unica società localizzata in Germania.

Nasce così KM Europa Metal AG (controllata al 73% da SMI) che detiene tutto il pacchetto azionario delle attività industriali in Germania, Francia, Italia e Spagna. Gli occupati, grazie ad una politica di mancati ingressi, si riducono a circa 700, ed è in quel momento che si segnalano i primi problemi.

Lo stabilimento di Fornaci viene “spacchettato” e una parte delle produzione data alla società finlandese Luvata, che poi nel 2009 chiuse battente, mandando a casa circa cinquanta persone.

Nel 2006 la Società Metallurgica Italiana cambia la sua ragione sociale in KME Group, rendendo così più immediato e diretto il collegamento con la sua realtà industriale e produttiva, che coincide con la chiusura dei siti di Campo Tizzoro (pistoia) e trasferimento della produzione di laminati agli stabilimenti di Fornaci di Barga e alle altre società del Gruppo.

Sembrava la rinascita, ma il mercato non perdona. Gli ultimi anni sono un calvario per l’azienda e per i suoi bilanci, che chiudono con una serie di importanti passivi.

Non si contano le ore di sciopero e quelle di cassa integrazione, i tavoli sindacali e gli allarmi lanciati per il lavoro che non c’è. L’ultima, durissima trattativa si conclude ad aprile del 2013. Con un accordo lacrime e sangue, con tagli in busta paga, ma anche con il ritiro da parte dell’azienda dei 275 licenziamenti preannunciati.

Una boccata di ossigeno, ma il mercato resta negativo: gli ordinativi non ripartono, la produzione continua ad andare a singhiozzo. E ora la notizia che verrà sospesa: a un secolo dall’impresa degli Orlando, gli operai torneranno a essere contadini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera