Il Tirreno

Lucca

La Fosber “cinese” guadagna e assume

di Tommaso Bedini Crescimanni
La Fosber “cinese” guadagna e assume

Il presidente: ora puntiamo al mercato dell’India

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LUCCA. Crescita esponenziale del fatturato, aumento dell'utile netto da 4,6 milioni del 2012 ai quasi 8 del 2014, aumento dei posti di lavoro in azienda, filiali a Green Bay nel Wisconsin e a Tianjn in Cina: sono numeri che raccontano una storia di grande successo a quasi due anni dall'acquisizione di Fosber da parte del gruppo cinese Dongfang.

Fosber è l'azienda lucchese leader nel settore della produzione di macchinari per cartone ondulato che nel marzo del 2013 ha ceduto il 60% al gruppo Dongfang, azienda numero uno in Cina nella produzione di macchinari per scatole: «Dovevamo vendere almeno la maggioranza di Fosber, per risolvere un problema generazionale», spiega Ettore Bartoloni Saint Omer, presidente del gruppo e socio di minoranza. «Ci hanno contattato loro il 22 dicembre 2012», aggiunge l'amministratore delegato Massimiliano Bianchi: «Inizialmente erano interessati solo al know-how della nostra produzione per replicarlo in Cina, si può dire che sono arrivati al momento giusto».

Il presidente racconta com'è nata l'azienda: «Sono stato amministratore delegato alla Fabio Perini per circa venticinque anni - dice - a cinquant'anni, era il 1990, ho deciso di mettermi in proprio e insieme ad altri tre soci abbiamo rilevato questa piccola azienda artigianale che aveva un fatturato di 2 milioni di euro, adesso ne fatturiamo circa 130».

Un ruolo da “testa di ponte”, quello di Fosber, per quanto riguarda gli investimenti cinesi in Lucchesia, senza lo spettro della delocalizzazione che tanto preoccupava i lavoratori: «La paura di delocalizzazione è storia - commenta l’ad -: in due anni il costo del lavoro in Cina, secondo le ricerche della Boston Consulting, è aumentato del 20%, quindi oggi produrre là è assolutamente sconveniente da un punto di vista economico».

«In questo senso - aggiunge Serena Bartoloni Saint Omer, responsabile di marketing e comunicazione - la Cina è sempre più un mercato di sbocco anziché di delocalizzazione».

Nessun pericolo per i dipendenti del gruppo che sono addirittura aumentati dopo l'ingresso di Dongfang in Fosber: «Abbiamo assunto trenta persone in più, passando da 360 a 390 dipendenti tutti del territorio - spiega Bianchi -. Anzi colgo l'occasione per annunciare che siamo alla ricerca di project manager, tecnici trasfertisti ed esperti meccanici, chi è interessato può andare sul nostro sito internet e inviarci il proprio curriculum».

Nessuna ingerenza dalla Cina spiega il presidente Bartoloni Saint Omer: «I nostri partner ci hanno lasciato mano libera, non hanno minimamente cambiato i quadri dirigenziali». Il cambiamento ci sarà proprio ad opera di Bartoloni: «Ho intenzione di lasciare la presidenza di Fosber tra uno massimo due anni, ho già ceduto la carica più importante all'ingegner Massimiliano Bianchi e vorrei passare il testimone».

Squadra che vince non si cambia, quindi, questo vale anche per la Cina. Con questa operazione Fosber ha spiazzato tutti, compresa la concorrenza: «I nostri concorrenti sono per lo più tedeschi - continua il presidente -: in 12 anni sono riusciti a fare un solo pareggio di bilancio, questo perché è difficile fare concorrenza ai cinesi in Cina senza un partner in loco. Con la joint venture con Dongfang, sempre al 60% cinese e 40% Fosber, saremo in grado di sfondare in un mercato che consideriamo il futuro, l'India».

«I nostri concorrenti sono meno efficaci di noi - afferma l'ad che continua -: loro non hanno potuto reagire alla nostra mossa perché non hanno fatto scelte lungimiranti, ad esempio 10 anni fa da europei sono andati in Cina per produrre a costi minori, adesso invece si trovano con 398 persone a Shanghai che 10 anni fa gli costavano circa il 30%-40% meno, ma con l'aumento del costo del lavoro e l'aumento del tasso di cambio oggi si trovano in grosse difficoltà». Poi il presidente Bartoloni commenta la vicenda Volkswagen: «Quando è scoppiato lo scandalo qualche giorno fa non ne sono rimasto stupito, vede i nostri competitori parlano tanto male di noi italiani che siamo furbi ma non sempre loro sono corretti e trasparenti nei confronti del mercato. Alla lunga questo è andato a nostro vantaggio perché ne abbiamo guadagnato in immagine».

Un'esperienza preziosa, quella di Fosber, che però non è stata sfruttata dall'associazione industriali di Lucca durante il workshop organizzato dalla Fondazione Banca del Monte e da Confindustria tenutosi a Palazzo Bernardini il 17 settembre: «Un'occasione mancata - commenta Bianchi -: chi meglio di noi avrebbe potuto raccontare cosa significa avere a che fare con investitori cinesi e fare business in Cina?», si domanda Serena Bartoloni Saint Omer: «Credo che sarebbe stato importante avere l'opportunità di portare il nostro contributo e la nostra esperienza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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