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L’industria cartaria tiene ma l’energia costa troppo
LUCCA. Il settore cartario tiene botta e rispetto allo scorso anno fa registrare una crescita sia nella produzione che nel fatturato. I dati, frutto di un indagine Cciaa - Confindustria Lucca, si...
LUCCA. Il settore cartario tiene botta e rispetto allo scorso anno fa registrare una crescita sia nella produzione che nel fatturato. I dati, frutto di un indagine Cciaa - Confindustria Lucca, si riferiscono al primo semestre del 2015, durante il quale nella nostra provincia, si è prodotto il 4,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2014 e il fatturato è aumentato del 6,5%.
Buono anche il dato che riguarda le esportazioni dei prodotti del comparto che hanno registrato, nell'analogo periodo, i 472 milioni di euro (+15%).
Un quadro tutto sommato positivo del quale però, Antonio Pasquini, vicepresidente di Assocarta, intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione del Miac - la mostra internazionale dell’industria cartaria che si terrà a Lucca dal 14 al 16 ottobre - sottolinea alcune criticità. Secondo i dati dei primi sei mesi di quest’anno infatti, a livello nazionale a soffrire di più è chi produce carta per usi grafici e stampa(-4%) ma anche il settore igienico sanitario che, sebbene registri un incremento di produzione (+2,2%), ha subito un calo di consumo del 6,2%.
«Il problema per le aziende del settore cartario italiane - spiega Pasquini - sono soprattutto i costi troppo elevati di energia elettrica e gas e la gestione degli scarti. Per quanto riguarda la materia prima, anche il costo della cellulosa non è diminuito quanto quello di altre materie prime soprattutto a causa del cambio sconveniente col dollaro».
Un tema, quello dell’elevato costo dell’energia rispetto agli altri Paesi europei, che si riflette inevitabilmente anche sulla nostra competitività all’estero. «L’energia elettrica - spiega ancora Pasquini - rappresenta il 20% dei costi di produzione della carta con punte di 45-50% nel caso delle aziende più grandi. In Italia a luglio del 2015 la quotazione per megawatt/ora è stata di 67,7 euro, in Francia di 37 euro, in Germania 36 euro, in Scandinavia 9,55 euro. Noi dunque, come prezzo base, siamo quelli che spendiamo nettamente di più. A queste cifre - continua ancora Pasquini - vanno poi sommati gli oneri aggiuntivi in bolletta che per le aziende italiane sono stimati in un totale di 200 milioni di euro. Dal primo gennaio 2016 inoltre, per le cartiere ci sarà un aggravio di 6 milioni di euro per recuperare gli 80 euro in busta paga previsti dal governo Renzi. A questo poi - conclude Pasquini - si aggiunge il problema degli scarti di lavorazione che in Italia hanno notevoli costi di smaltimento».
Federica Scintu
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