Il Tirreno

Lucca

Menesini: dobbiamo unirci per non rimanere esclusi

di Luca Cinotti
Menesini: dobbiamo unirci per non rimanere esclusi

Il neopresidente: «I processi in corso rischiano di far contare meno Lucca» Conferma per S. Agostino pronto nel 2016, frenata sul Comune a palazzo Ducale

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LUCCA. «Palazzo Ducale deve essere un patrimonio di tutta la Provincia, un luogo aperto e vivace. Un posto dove tutti i Comuni possano avere il proprio spazio». Il neopresidente Luca Menesini, che proprio ieri si è insediato con il nuovo consiglio provinciale, sembra quasi voler prendere il futuro di palazzo Ducale a simbolo della sua presidenza dell’ente “2.0”: un organismo che faccia da raccordo con i territori per evitare che la provincia venga “schiacciata” da Firenze (e da Pisa) nei processi di riorganizzazione in atto.

«Non c’è solo questo - aggiunge il sindaco di Capannori: alla Provincia rimangono compiti importanti per la viabilità, che io intendo come “strade sicure” e le scuole, per le quali ci sono ancora circa dieci milioni da spendere, fra finanziamenti della Banca europea per gli investimenti, della Fondazione Cassa di Risparmio e cofinanziamenti».

A proposito, è confermato l’impegno per il liceo musicale a Sant’Agostino?

«Sì, certo: il progetto rimane valido e contiamo di consegnarlo entro dicembre del 2016».

Al di là delle scuole, voi avete un grande patrimonio immobiliare, a partire da Palazzo Ducale. Cosa pensa di farne?

«Questo non è solo patrimonio nostro, ma della città e della provincia. Bisogna parlarne insieme, creare un sistema territoriale con altri enti per renderlo vivo. E bisogna aprirsi ai privati, anche per i finanziamenti».

Con lei tramonta l’idea di farne la sede del Comune?

«Possiamo ragionarne, ma solo nel contesto che ho spiegato prima. Se poi il Comune di Lucca lo vuole lo può comprare...».

Lei si trova in mano un ente che molti descrivono come un morto che cammina. È d’accordo?

«Non ne sono preoccupato. Perché continuo a credere che fra Comuni e Regione serva un soggetto intermedio. Che poi si chiami provincia o si chiami area vasta, questo poco importa. L’aspetto fondamentale è che sia in grado di coordinare le richieste e le esigenze dei territori, per poi rapportarsi con gli altri. In questo siamo favoriti dal fatto che questa sia la “provincia dei sindaci”, il luogo dove possiamo discutere».

Sì, ma in consiglio ci sono comunque una maggioranza e un’opposizione. Oppure lei avrebbe preferito la “lista unica” fra centrodestra e centrosinistra?

«Quella sarebbe stata una soluzione più istituzionale. Ma vorrei far notare che per questo ho convocato l’assemblea dei sindaci prima del consiglio comunale. E comunque mi aspetto che proprio in quest’ultimo consesso non si ripeta la dinamica dei nostri consigli comunali, con uno scontro continuo fra maggioranza e opposizione».

Poi ci sono i temi che non spettano direttamente alla Provincia, ma che riguardano tutti i comuni, come il turismo. Vi muoverete anche su questi?

«È chiaro che potremo avere solo un ruolo di coordinamento, visto che non avremo budget da spendere. Ma proprio il turismo è l’esempio di un settore nel quale dovremo fare un gran lavoro, soprattutto su tre direttrici: Puccini, la “rete del verde”, che comprende anche un tema fondamentale come la viabilità sostenibile e poi la questione del mare. Ma c’è anche il tema dei rifiuti, che come competenza passerà alla Regione. Su questo molti comuni della provincia hanno avuto negli anni politiche virtuose e non sempre l’abbiamo pensata allo stesso modo della Regione. Per questi motivi è importanti che sui rifiuti abbiamo una posizione forte e condivisa».

Condivisa anche fra Lucchesia e Versilia, due realtà che a lungo sono andate ognuna per conto proprio?

«Sì, è necessario che avvenga proprio questo: dobbiamo unirci prima di andare a parlare con gli altri».

Questione personale: a regime quanti dipendenti avrete? E si troverà una soluzione per tutti quelli in esubero?

«Rimarranno alla Provincia circa 200 dipendenti, dai 470 di partenza. Sono fiducioso che con la collaborazione degli enti si riesca ad assorbire il 100% dei lavoratori. Ci sono, però, due punti importanti: il primo è riuscir a far incontrare “domanda” e “offerta”, cosa non sempre agevole. Il secondo è capire che il “fuggi fuggi” non è accettabile: servono professionalità per le funzioni che restano alla Provincia».

L’ex presidente Stefano Baccelli ha molto lavorato sulla questione degli Assi viari. Lei, da sindaco di Capannori, ha ribadito più volte che non si può pensare di partire con il Nord-sud, che convoglierebbe tutto il traffico sulla Piana. C’è contraddizione con il suo nuovo ruolo?

«No. Dico quello che ho sempre detto: il punto di partenza è quello dell’inchiesta pubblica, che ha portato a certe conclusioni».

Ma se domani il Cipe liquidasse i soldi e quindi si potesse partire, lei cosa farebbe?

«Alt: non vorrebbe ancora dire che ci sono i cantieri. Bisognerebbe prima fare il progetto definitivo. Ed è su questo che dovremmo lavorare per evitare la penalizzazione dei territori».

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