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Lucca

Spaccio di eroina, 6 anni al capo di una gang

Spaccio di eroina, 6 anni al capo di una gang

Usava minorenni come pusher e nascondeva lo stupefacente nel bosco vicino al cimitero di Nozzano

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LUCCA. Il capo di un’organizzazione di immigrati tunisini dediti allo spaccio di eroina e che usavano connazionali minorenni come pusher è stato condannato in abbreviato a sei anni di reclusione e trentamila euro di multa dal gup Silvia Mugnaini. Salah Talbi, 37 anni, arrestato nel giugno 2014 e ancora detenuto era ritenuto dagli inquirenti una sorta di «monopolista» dello stupefacente in Lucchesia. Nei suoi confronti il pubblico ministero Piero Capizzoto aveva chiesto otto anni di reclusione.

L’inchiesta. Stando all’accusa Salah Talbi assieme ad altri due parenti - Nejib e Mohamed Talbi rispettivamente di 35 e 42 anni - e almeno sei persone tra connazionali e italiani (il loro iter processuale seguirà un altro percorso) aveva collaudato un ingegnoso sistema per occultare lo stupefacente e spacciare l’eroina. Un market immerso nel verde senza pagare tasse sugli immobili e sul commercio e in grado di fruttare migliaia di euro senza correre troppi rischi perchè i venditori di morte erano minorenni extracomunitari che si addossavano tutte le responsabilità nel caso in cui fossero stati controllati dalle forze dell’ordine.

Due anni di indagine. Dal marzo 2012 al giugno 2014 i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia allora diretti dal capitano Lorenzo Angioni attraverso il posizionamento di telecamere nascoste e sotto la direzione del sostituto procuratore Salvatore Giannino riuscirono a mettere in trappola la gang che usava un’area boschiva alle spalle del cimitero di Castiglioncello di Nozzano per nascondere lo stupefacente (in prevalenza eroina, ma anche marijuana e hashish). Quando le auto dei clienti si avvicinavano i malviventi entravano nel bosco e da tronchi d’albero tagliati o da cavità ricavate in mezzo alla vegetazione - diventate una sorte di scaffali della merce da vendere - prelevavano il quantitativo di droga richiesta pesandolo con un’apposita bilancia elettronica nascosta tra le frasche. Fondamentali si sono rivelate le telecamere: più di 20, piazzate in punti strategici del bosco di Castiglioncello e di altri ettari boscati della zona di San Giuliano Terme e della provincia di Pisa. Luoghi impervi, ma che consentivano una facile via di fuga e veloci collegamenti o spostamenti tra Lucca, Pisa e la Versilia.

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