La storia raccontata dagli abiti mostra inedita in Palazzo Mansi
Prende il via domani “Collezioni Tessili”, esposizione di tessiture e vesti dal Settecento al Novecento Anche i colori, duecento anni fa, designavano l’appartenenza sociale dei singoli cittadini
LUCCA. Suggestioni, atmosfere, orizzonti. E il tempo che nelle sale di Palazzo Mansi è come se si fosse fermato, costringendoci a passeggiare, invece che a correre, a osservare, invece che passare in rassegna un oggetto dopo l'altro.
Quel tempo lontano, scandito a un'altra velocità, più lenta, più attenta, rispetto a ciò a cui siamo abituati oggi, custodito nelle trame e nei colori degli antichi tessuti lucchesi.
Centinaia di metri di filo immerso nei bagni di tintura vegetale, intrecciato al telaio, dopo aver preparato l'ordito e mandato la spola di concerto ai pedali, grazie alla tecnica, o per meglio dire all'arte, della tessitura a mano, che raccontano una storia fatta di pazienza, capacità, inconfondibile stile e passione.
Sullo sfondo, quell'intreccio eterno dei fili che hanno formato tele, tessuti e abiti, portando il nome di Lucca nel mondo.
Ecco “Collezioni Tessili”, la nuova sezione espositiva del museo nazionale di Palazzo Mansi, realizzata grazie ai finanziamenti del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che aprirà al pubblico giovedì 8 alle 18, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire la storia della produzione e del commercio di preziosi tessuti, su cui Lucca incentrò, già a partire dal XII secolo, tutta l'economia e la ricchezza cittadina.
Gli interventi. Bellezze e ricchezze che ieri mattina sono state illustrate da Stefano Casciu, sovrintendente del polo regionale museale, che ha manifestato la volontà di tenere Palazzo Mansi il più possibile aperto al pubblico, dal sindaco Alessandro Tambellini, dal sovrintendente Luigi Ficacci, dalla direttrice dei musei nazionali lucchesi, Antonia d'Aniello e dal vicepresidente della Fondazione Crl, Maido Castiglioni. «La città è da secoli maestra del tessuto - ricorda il sindaco – e oggi riusciamo finalmente a mostrare a tutti un patrimonio inestimabile. Sappiamo che ci sono ancora diversi depositari di tessuti che attendono soltanto di affidare i loro manufatti alla rete museale: il nostro compito è quello di fare sempre più sistema». Entusiasmo è stato espresso anche dal sovrintendente Ficacci, felice di vedere come quella zona di musealizzazione destinata a rappresentare l'eccellenza del tessuto adesso può tradursi in concretezza. Gli abiti. Al piano nobile di Palazzo Mansi i nuovi ambienti accolgono i tessuti di arredo in seta e un prestigioso nucleo di abiti storici, vesti maschili e femminili, civili e ufficiali, nobiliari e servili, a partire dal Settecento fino ai primi decenni del Novecento. La giubba, il cappello e la regale berretta costituiscono parte della veste ufficiale del Gonfaloniere, primo magistrato della città, l'unico a cui era permesso di portare abiti di colore rosso, guarniti d'oro.
Stile impero. Particolarmente nutrito il nucleo di abiti in stile Impero, quando Lucca, corte della Principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, diviene il luccicante e sfarzoso specchio del regno napoleonico. Le eleganti uniformi ufficiali e civili dei dignitari e le vesti in seta sottile e ricami preziosi delle nobildonne rispondono a un programma politico preciso. Così il rosso scarlatto della marsina e del mantello rimandano al Ciambellano, mentre la marsina blu con risvolti rossi e gilet bianco ricalca l'uniforme civile francese. Fama, sapienza e onore sono ricordati nei ricami a foglie di ulivo e di alloro; nei motivi a palmetta e foglie di quercia riecheggiano la temperanza e la costanza. Roselline e spighe di grano sono invece ricamate, in filo argentato, lungo il profilo dell'elegante manto di nobildonna.
“Alla francese”. Sul finire del XVII secolo si collocano anche i due abiti maschili “alla francese”, in tre pezzi, dello stesso tessuto e colore. Espressione della società borghese di fine '800, inizio '900, sono gli abiti femminili esposti: quello da pomeriggio, in seta chiara, e quello da sera, austero e raffinato, nero, ma comunque luminoso e leggero, grazie alle trasparenze del tulle e dei merletti, da indossare insieme al giacchino da sera, in velluto liscio.
Abiti da mattina. L'abito da mattina, infine, in taffeta rosso, ha il taglio anni Venti del classico abito da passeggio: comodo e funzionale, con il punto vita abbassato sui fianchi e la gonna ampia e corta al ginocchio. Vesti liturgiche, biancherie laiche, tappezzeria.
Esposizione al secondo piano. Al secondo piano del Museo la sezione continua con le collezioni tessili, pervenute come doni di famiglie facoltose, quale frutto delle soppressioni dei monasteri cittadini, o originariamente parte del patrimonio dello storico Ospedale di San Luca o acquisiti di recente. Paramenti ecclesiastici, parati da tappezzeria, biancherie laiche e liturgiche, campionari di frammenti ed abiti documentano, attraverso la varietà dei manufatti e delle relative tipologie tecniche e decorative, la funzione d'uso delle stoffe di seta e l'evoluzione nel tempo delle complesse tecniche esecutive e dei diversi motivi ornamentali. Infine sono esposti alcuni frammenti di arte copta, tessuti di scavo, in lino e lana, provenienti dall'antico Egitto e databili tra il VI e l'VIII secolo.
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