Il Tirreno

Lucca

Undici sotto processo per la tragica fine dei due piloti di rally

di Luca Tronchetti
Undici sotto processo per la tragica fine dei due piloti di rally

Le accuse sono di omicidio colposo e omissione di soccorso. Prima udienza l’11 febbraio. Prosciolto dal gup un navigatore

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LUCCA. Tre anni e tre mesi dopo la tragica notte del quarantasettesimo rally Città di Lucca costata la vita al pilota Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e alla navigatrice Daniela Bertoneri, 35 anni, di Seravezza, il gup Silvia Mugnaini rinvia a giudizio undici persone tra piloti, navigatori e il responsabile della sicurezza della corsa accusati a vario titolo di omicidio colposo e omissione di soccorso. La posizione del dodicesimo indagato - il navigatore Federico Mazzanti di Gallicano, difeso dall’avvocato Tiziano Simi - viene archiviata. Non luogo a procedere per non aver commesso il fatto. Perché Mazzanti, accusato di omissione di soccorso, vide il fuoco nella Peugeot 207 Super finita fuori strada dove i due piloti morirono intrappolati nell’abitacolo dal fumo tossico e dalle fiamme. E lo segnalò al pilota Giannecchini che proseguì la corsa.

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Date e imputati. La prima udienza è stata fissata l’11 febbraio 2016 davanti al giudice Stefano Billet. Per la procura - l’inchiesta è stata condotta in modo certosino dal sostituto procuratore Elena Leone - l’equipaggio della Peugeot 207 Super morì due minuti e mezzo dopo l’uscita di strada nella quarta prova speciale del rally a S. Ilario di Brancoli. Per gli investigatori - fondamentale il rapporto della polstrada e la relazione dell’ultimo consulente tecnico nominato dal pm - Catelani e Bertoneri potevano essere salvati se fossero stati subito soccorsi da alcuni equipaggi che seguivano la vettura che andò a fuoco. Non solo. Per gli inquirenti anche il responsabile della sicurezza e le macchine apripista contrassegnate dai numeri 0, 00 e 000 nel corso del loro giro di ricognizione avrebbero omesso di segnalare agli equipaggi in gara l’abbattimento del muretto di cemento a presidio della curva da cui uscì di strada la Peugeot 207 Super. Catelani e Bertoneri non furono informati della modifica dello stato dei luoghi. Così quella tragica notte del 22 luglio 2012 quando impostarono la curva sbagliarono la manovra e la vettura finì nel fossato incendiandosi e diventando così la tomba dei due rallisti. Con l’accusa di omissione di soccorso sono finiti a giudizio gli equipaggi composti dal pilota Giuseppe Iacomini di Lerici e dal navigatore Davide Cozzani di La Spezia, il pilota Iacopo Giannecchini di Massarosa e il pilota Davide Castiglioni di Porcari. Per omicidio colposo invece compariranno davanti al giudice Mauro Scarpellini, residente a Capannori, responsabile della sicurezza del 47esimo rally Città di Lucca e gli equipaggi apripista con i lucchesi Luca Gelli, Massimo Simi e Gianluca Simonetti, il capannorese Luca Ciucci, Bruno Togni, nato a Pontedera e residente ad Altopascio e Danilo Meazzini di (Arezzo).

Rischio prescrizione. Un processo che si preannuncia in salita perché la prescrizione incombe. Per l’omissione di soccorso c’è quasi la certezza che, in caso di condanna in primo grado, venga dichiarata in Appello. Per l’omicidio colposo servono 7 anni e mezzo affinché il reato si prescriva. Il processo inizierà a 3 anni e mezzo dai fatti e i margini sono molto ristretti.

Scuderia Balestrero. Con l’archiviazione del preparatore della vettura delle vittime, Silvio Terrosi di Camaiore, e del livornese Fabrizio Bacci, presidente della scuderia Pro Racing di Livorno proprietaria della Peugout 207 Super andata a fuoco ecco che nel processo entra come responsabile civile la Scuderia Balestrero organizzatrice del rally. L’avvocato Debora Iannello, per conto della Pro Racing, si è costituita parte civile proprio per il danno (250mila euro) legato alla distruzione della vettura. In caso di condanna del responsabile della sicurezza della corsa, la Balestrero risponde economicamente dei danni.

 

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