Il presidio
Tra i capannoni la cittadella degli invisibili
Le ruspe per abbattere un immobile occupato Ma accanto ancora tante fabbriche svuotate
ALTOPASCIO. Il giorno dopo non c’è quasi più traccia dell’edificio abbandonato, diventato alloggio di alcuni immigrati. Le ruspe arrivate subito dopo il blitz delle forze dell’ordine hanno fatto tabula rasa del capannone in via di Sibolla. Appena un paio di mucchi di rifiuti e detriti vari (niente rispetto alla quantità di materiale rimosso dalle ruspe nelle ore precedenti) restano, momentaneamente, a ricordare la presenza dell’immobile occupato abusivamente.
Qui venerdì mattina si erano presentati carabinieri e vigili urbani per un controllo e, all’interno del complesso abbandonato avevano trovato delle persone che lo avevano trasformato in alloggio: si trattava di 5 tunisini, tutti in regola con il permesso di soggiorno, ma che non avrebbero dovuto trovarsi lì e che per questo sono stati allontanati (uno di loro, trovato con alcuni grammi di eroina, è stato anche denunciato).
Subito dopo la proprietà dell’immobile (una società con sede fuori dalla Toscana), ormai stufa di tutte le beghe che quell’edificio gli procurava (non era la prima volta che veniva usato come alloggio abusivo, e ogni volta questo comportava la rottura di nuove denunce verso gli occupanti) ha buttato giù tutto. Tanto quelle volumetrie potranno essere riutilizzate se e quando si deciderà di costruire uno stabilimento ex novo.
Per quanto riguarda invece queste 5 persone, una piccola parte di quel popolo di senza tetto della società attuale, trovare un nuovo riparo per la notte non dovrebbe essere un grosso problema. E senza nemmeno fare troppa strada.
Basta un rapido giro per quest’angolo di Altopascio, al confine orientale della zona industriale, che parte da via delle Cerbaie (dove le attività sono generalmente molto “vive”, e dove solo qua e là spuntano edifici abbandonati, con le porte murate proprio per evitare occupazioni sgradite). Ma arrivando nella zona compresa tra via Sibolla, via Ferranti, via Sandroni, al confine tra campagna e città (qui si trova anche l’ingresso all’oasi naturale del lago di Sibolla) il panorama cambia drasticamente. Gli scheletri di quelle che un tempo erano aziende, e anche di una certa importanza a giudicare dalle dimensioni, dominano il panorama. E non è un bel vedere.
Un degrado che può essere combattuto intervenendo ancor prima sul fronte urbanistico piuttosto che ricorrendo alle forze dell’ordine. E non solo con le ruspe per abbattere, ma anche con le gru per ricostruire: «Occorre favorire il recupero di quelle aree – conferma l’assessore all’urbanistica Francesco Fagni – un’esigenza che è emersa già da tempo, in occasione dei famosi rave party (che furono ospitati sempre da queste parti, all’ex stabilimento Mancioli, nel 2014 ndr). Per questo per incentivarne il recupero, è stato previsto una riduzione del 30% sugli oneri di urbanizzazione per chi interviene sulle aree industriali dismesse. E pensiamo a uno strumento analogo anche per le civili abitazioni in stato di abbandono».
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