Il presidio
Maltrattamenti alla fidanzata salvata grazie al «codice rosa»
LUCCA. Un arresto eseguito in flagranza di reato alla stazione ferroviaria il 22 settembre scorso dalla squadra Mobile assieme ai colleghi della Polfer che è stato fondamentale per l’incolumità...
LUCCA. Un arresto eseguito in flagranza di reato alla stazione ferroviaria il 22 settembre scorso dalla squadra Mobile assieme ai colleghi della Polfer che è stato fondamentale per l’incolumità fisica e forse per la stessa vita di una ragazza lucchese di 21 anni vittima della morbosa gelosia del suo fidanzato, un giovane extracomunitario di 32 anni. La telefonata fatta dalla madre della ventunenne alla questura di Lucca è stata decisiva per attivare il protocollo del «codice rosa» e intervenire prima che la situazione potesse provocare una tragedia. La ragazza lucchese infatti, dieci giorni prima, era stata vittima delle percosse del suo fidanzato. Accecato dalla gelosia le aveva procurato lesioni giudicate guaribili in 30 giorni dai sanitari del pronto soccorso. Un rapporto fatto di abusi e maltrattamenti continui e insopportabili. Lei era finita in una spirale da cui sembrava impossibile uscire. Violenze fisiche, ma anche psicologiche da parte del compagno che, stando alla polizia, l’aveva sopraffatta impedendole di fatto di chiudere una relazione «malata» e di tornare a casa con i genitori. La richiesta di soccorso è giunta quindi da una madre cinquantenne disperata, ma coraggiosa e convinta che soltanto l’intervento delle forze dell’ordine potesse salvare la figlia che, tra l’altro, è seguita da anni dal protocollo «codice rosa» per altri fatti di cui e' rimasta vittima.
Così la seconda sezione della squadra Mobile, referente codice rosa per la questura di Lucca, è intervenuta e ha fatto partire le ricerche che hanno individuato la giovane donna vicina allo scalo ferroviario di piazza Ricasoli assieme all’immigrato che è stato arrestato.
Il 29 settembre al tribunale di Lucca, durante l'udienza dibattimentale, Arkib Amine, 32 anni, marocchino, responsabile del reato di inottemperanza agli obblighi della sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di Coreglia Antelminelli è stato condannato a 16 mesi di reclusione.
A suo carico gravano numerosi precedenti penali per reati inerenti la materia delle sostanze stupefacenti, per reati contro il patrimonio e contro la persona.
Attualmente la ventunenne lucchese è tornata dai genitori. L’incubo è finito e adesso può intraprendere una nuova vita.
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