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Accorpamento con Massa è scontro dentro la Cgil
L’area di sinistra del sindacato attacca: «Nessuna verifica sul progetto» La spaccatura si è consumata durante il convegno di Democrazia e Lavoro
LUCCA. È sempre più profonda la spaccatura tra l’area di Democrazia e Lavoro, e il resto del sindacato. I temi che hanno contribuito ad aumentare questo distacco, sono gli accorpamenti tra categorie e la concessione al Direttivo nazionale di poter riformare lo statuto, compito che prima era invece riservato al Congresso.
Tutti punti che sono stati discussi proprio durante un’iniziativa organizzata martedì 29 settembre da Democrazia e Lavoro nella sede confederale di Lucca, alla quale hanno preso parte i coordinatori nazionale e regionale, Gianni Rinaldini e Bahram Asghari insieme a molti delegati e funzionari di categoria provinciali e semplici iscritti.
Per quanto riguarda gli accorpamenti di due Camere del Lavoro, quella di Lucca e Massa Carrara, secondo Democrazia e Lavoro, da quando la Cgil Toscana ha approvato il dispositivo, «non si è fatto praticamente nulla».
«Nessuna verifica contabile e amministrativa, nessun seminario, nessun momento condiviso tra le due Cdl - ha detto Lamberto Pocai di Democrazia e Lavoro - e nessuna discussione che coinvolgesse almeno il massimo organismo della Cgil Lucca, il Comitato Direttivo e quelli di categoria».
Un aspetto questo molto sentito, anche perché, sempre secondo quanto sostiene Pocai, «un progetto ancora non c’è e la partecipazione attiva dal basso finora è stata impedita».
Un confronto tra le parti che ha anche toccato il tema della decisione presa di recente dalla conferenza nazionale della Cgil, a proposito della riforma dello statuto.
«Delegare a quell’istanza l’approvazione di atti che consentono al Direttivo nazionale di decidere di riformare lo statuto - ha detto ancora Lamberto Pocai - è un esproprio del compito riservato invece al Congresso, vale a dire della partecipazione di tutti gli iscritti».
Un fatto che Pocai definisce «increscioso e mai accaduto nella storia della Cgil».
Uno spunto che ha portato poi i presenti a confrontarsi, oltre che sul tema della verticalizzazione della Cgil, anche su quelli della democrazia e sulla riduzione della burocrazia.
«Appare ormai evidente a tutti che la Cgil non può perdere altre opportunità per restare al passo coi tempi - ha detto ancora Lamberto Pocai - e continuare a essere al centro del dibattito sociale del nostro Paese».
Mal’attacco frontale mosso da Democrazia e Lavoro non finisce qui.
«Tutti gli intervenuti, seppur con sfumature diverse, hanno convenuto sul fatto che ormai l'interesse del singolo e la conservazione del proprio ruolo prevale sull'interesse collettivo sia a livello nazionale che territoriale - ha aggiunto Lamberto Pocai, riducendo la sfera dei diritti e della democrazia nel nostro Paese. Non ci sarebbe altra miglior giustificazione di fronte alla scarsa capacità di conflitto dimostrata nell'ambito di grandi questioni come la riforma delle pensioni, il Jobs Act, l'articolo 18 e la riforma della Carta Costituzionale».
Lo spunto che è arrivato al termine della riunione, è dunque quello di puntare a un reale «processo di democratizzazione» passando però dalla «partecipazione attiva degli iscritti e dei delegati» e soprattutto «dando consenso a coloro che ravvisano la necessità di ricostruire una credibilità per la Cgil».
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