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Un contributo per salvaguardare le antiche pergamene
L’idea di don Brunini per valorizzare il grande patrimonio dell’archivio diocesano: 25 fondi dall’Alto medioevo a oggi
LUCCA. A ognuno la sua pergamena. Da adottare. È ciò a cui sta pensando don Marcello Brunini, direttore dell'Archivio storico diocesano, per proseguire il lavoro di restauro dei preziosi documenti là custoditi. Un'iniziativa nuova per l'Archivio, indirizzata non solo ai grandi finanziatori, ma a tutti i cittadini. Con un contributo anche minimo, la popolazione potrebbe infatti diventare artefice diretta della valorizzazione del patrimonio dell'Archivio, che ha sede nel palazzo arcivescovile ed è composto da 25 fondi documentari di epoche diverse, dall'Alto Medioevo all'Età contemporanea. Si tratta, quindi, di un tesoro di testimonianze che copre oltre 1.300 anni di storia.
Tra i documenti ci sono 1.800 pergamene anteriori all'anno Mille, una parte delle quali risalenti all'epoca longobarda. Proprio per questo corpus, tra i più importanti esistenti nel pianeta, nel 2011 l'Archivio è stato inserito dall'Unesco nel Registro Internazionale della Memoria del mondo. E proprio questi antichi documenti sono i più urgenti da restaurare e da adottare.
Intanto alcuni sono già stati adottati dalla Fondazione Banca del Monte e dallo Stato, attraverso la Soprintendenza archivistica toscana che da anni, peraltro, collabora con la Curia arcivescovile per il recupero del patrimonio dell'Archivio lucchese. Il risultato di questo ultimo finanziamento è il restauro di 26 pergamene del IX secolo, appartenenti dunque al corpus del Registro Unesco e relative principalmente a contratti di affitto di beni della Chiesa, che fino al 30 ottobre saranno visibili nelle sale dell'Archivio. La mostra, intitolata “Restaurare la memoria”, è stata inaugurata mercoledì 30 settembre e resterà aperta il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 12,30 a ingresso libero.
A presentarla, oltre a don Brunini, sono intervenuti monsignor Michelangelo Giannotti, vicario generale della diocesi; Gabriela Todros, della Soprintendenza archivistica toscana; Ilaria Maffei, vice presidente della Fondazione Banca del Monte e il restauratore Claudius Schettino, del laboratorio fiorentino “Philobiblion”. Il suo metodo, molto diverso da quello classico, ha permesso di salvare tutti i preziosi documenti – gravemente deteriorati da muffe, strappi e macchie – senza cancellarne i segni del tempo, con l'uso esclusivo di sostanze vegetali e non chimiche. «Non si può fare cosmesi né chirurgia plastica – dice l'esperto – su una pergamena». Per esempio ha massaggiato le pergamene appena srotolate con polvere di gomma così da distenderle con delicatezza. E per rammendare le lacerazioni ha usato una carta giapponese quasi diafana tanto è fine.
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