Il Tirreno

Lucca

La compagna: non immaginavo potesse farlo

di Pietro Barghigiani
La compagna: non immaginavo potesse farlo

Parla la convivente dell’assistente capo finito in cella. Verifiche sui telefonini dei familiari

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PISA. «No, non immaginavo che potesse fare quello che ha fatto».

Ha il volto segnato da notti insonni e pensieri trasformati in incubi, Stefania, la compagna di Daniele Trubiano, l'assistente capo della Digos alla questura di Pisa, arrestato lunedì sera a Lucca dai suoi colleghi dopo aver rapinato l'incasso di un supermercato Conad sulla via Provinciale nella frazione di Sant'Alessio.

Lavora come cassiera in un supermarket in un quartiere periferico e da giorni il suo principale impegno è occuparsi di un compagno uscito dalla loro casa di Riglione lunedì da poliziotto e finito in cella nell'arco di qualche ora con il marchio del bandito.

Dopo aver trovato un avvocato per il suo uomo, che inizialmente voleva solo un legale d'ufficio, Stefania si è chiusa in casa con i figli che la proteggono e le stanno vicino in qusto momento drammatico.

La polizia, in questa fase preliminare delle indagini, ha tolto il telefonino alla donna e agli altri componenti il nucleo familiare che vive in una casa di corte nella frazione che confina con il territorio di Navacchio.

Il traffico e gli sms saranno controllati per ricostruire un contesto familiare utile agli investigatori lucchesi nel mettere a fuoco l'eventuale movente della rapina.

Sono stati sentiti i colleghi della questura pisana, quelli che per anni e anni hanno lavorato gomito a gomito con il poliziotto-scrittore colonna portante della Digos e dell’antiterrorismo della questura di Pisa.

Il loro racconto sulle abitudini dell'assistente capo mette in rilievo un carattere mutato negli ultimi anni. Efficiente sul lavoro, ma senza gli slanci di un tempo.

Al suono del campanello prima si affaccia una figlia alla finestra del primo piano. Cortese, ma risoluta: «No, mamma non c'è, mi dispiace stiamo mangiando».

Neanche il tempo di finire la frase che le ante della finestra del secondo piano si aprono.

È la mamma che non si sottrae all'insistenza del cronista e alla domanda se avesse mai avuto il sospetto che il suo convivente potesse arrivare a tanto, risponde scuotendo la testa: «No, non lo immaginavo». Le ante si richiudono in un attimo per avvolgere un dolore che diventa vergogna agli occhi dell'opinione pubblica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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