Il Tirreno

Lucca

Appello ai ladri «Ridateci i ricordi»

di Luigi Spinosi

Tra le cose portate via da un’abitazione due oggetti cari un cappello da alpino e una reflex ricordo di chi non c’è più

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PIEVE FOSCIANA. «Per favore, potete tenervi tuto, ma almeno restituiteci il cappello da alpino e la vecchia macchina fotografica»: l’appello arriva da Roberta Furia, figlia di Roberto, recentemente scomparso. Quei due oggetti, dallo scarso valore economico (la macchina fotografica è addirittura guasta), hanno invece un grosso valore affettivo, sono oggetti particolarmente importanti per le figlie e la moglie dell’uomo per ricordare chi non è più con loro.

Quelle due cose fanno parte degli oggetti trafugati da ignoti dall’abitazione abitata dai coniugi Furia prima della scomparsa dell’uomo. Da allora la moglie vive tra la sua abitazione di Castelnuovo e quelle delle figlie. Ma non ha voluto lasciare quella casa isolata in cui viveva con il compagno della sua vita. Una casa conservata come una sorta di tempio, così come era quando vivevano insieme, con tutti gli oggetti della loro vita. Un luogo di ricordi in cui periodicamente la donna si ritira per poter ricordare i tempi felici. Ma l’ultima volta che vi si è recata ha scoperto, con dolore, che quel tempio era stato violato.

Apparentemente tutto sembrava a posto, da fuori, e anche una volta dentro la casa sembrava in ordine. Però ben presto ci si è accorti di una serie di spazi vuoti. I ladri (o il ladro) aveva infatti portato via parecchie cose, controllando nei vari cassetti e angoli della casa, ma senza mettere a soqquadro l’abitazione. Un ladro che, evidentemente, mirava solo a eventuali antichità. Mentre, infatti, oggetti più moderni e più costosi (per esempio un navigatore) erano al loro posto, dalla casa e dalla rimessa mancavano una radio antica, una vecchia macchina da cucire, alcuni coltellini, anche questi di parecchi anni fa. E, ancora, oggetti della nonna, un vecchio motorino che Roberto Furia stava riparando quando è scomparso, e una bici antica. E, tra gli oggetti che mancavano all’appello anche la vecchia macchina fotografica reflex della Minolta, la stessa usata dall’uomo per riprendere i momenti felici della famiglia, e il cappello da alpino.

Gli autori del furto erano entrati attraverso la finestra del bagno e, una volta dentro, avevano esplorato con cura la casa portando via tutto ciò che interessava loro. Difficile dire quanto hanno agito, dal momento che erano almeno due settimane che nella casa non metteva piede nessuno. Non è stata la prima visita dei ladri in quell’abitazione, in passato ignoti avevano portato via anche un trattore. Ma quella macchina fotografica e, soprattutto, quel cappello, rappresentano qualcosa di ancora più significativo. In particolare per la moglie dell’uomo, rimasta profondamente ferita da quella perdita. Da qui un appello ai sentimenti di chi ha commesso il furto, quello di restituire almeno quei due oggetti. Anche in forma anonima, magari lasciandoli in una scatola chiusa davanti a un bar di Fosciandola con su scritto “Del Furia”, come tutti conoscevano Roberto. Anche i ladri a volte hanno un cuore. Speriamo che questa sia una di quelle volte.

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