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Fazzi: parco fluviale destinato al degrado già da molti anni

Fazzi: parco fluviale destinato al degrado già da molti anni

LUCCA. «Ho capito nell’estate del 2007 che il parco fluviale rischiava di finire nel degrado. E a farmelo capire sono stati alcuni alberi...». Pietro Fazzi, ex sindaco di Lucca, fu il promotore di...

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LUCCA. «Ho capito nell’estate del 2007 che il parco fluviale rischiava di finire nel degrado. E a farmelo capire sono stati alcuni alberi...». Pietro Fazzi, ex sindaco di Lucca, fu il promotore di quello che sarebbe diventato il primo nucleo delle pista ciclabile “Puccini”: agli inizi degli anni Duemila inaugurò l’anello fra monte San Quirico e ponte San Pietro. Un progetto che si è trasformato nella somma di tante promesse non mantenute e di tanti errori accumulati negli anni.

«A fianco della terrazza Petroni - ricorda Fazzi - c’è un parco che avevamo realizzato con cura. Bene, nell’estate del 2007 mi resi conto che tutte le piante furono lasciate senz’acqua e quindi, in parte, seccarono». Un segno premonitore, dunque. E pensare che l’inizio era stato ben diverso: «Il progetto iniziale, del 1999, fu approvato all’unanimità in consiglio comunale, con l’astensione dell’allora opposizione».

Poi proprio quel progetto non venne seguito fino in fondo, non tutto quello che conteneve fu realizzato. E il parco fluviale prima e la pista ciclabile “Puccini” poi cominciarono a fare i conti con l’incuria, quando non con i vandalismi.

«Pensiamo ad esempio - spiega l’ex primo cittadino - all’impianto di illuminazione che è sempre guasto. Oppure alle colonnine per la richiesta di soccorso che avevamo installato ma che non sono più funzionanti».

C’è di più. Ci sono, ad esempio, i mezzi - anche pesanti - che entrano sulla pista del parco fluviale, anche dove l’accesso sarebbe interdetto: «È chiaro - ragiona Fazzi - che una pista che è pensata solo per il transito delle biciclette e dei pedoni è destinata a rovinarsi se invece ci passano sopra i mezzi pesanti». Il problema dei controlli, dunque. Quelli che ci dovrebbero essere e che invece mancano. E che portano ad episodi come la rottura delle sbarre. O ai vandalismi sulla passerella pedonale. O, ancora (ma l’elenco potrebbe continuare) ai furti alla Fattoria degli Albogatti.

Uno dei punti che i ciclisti della Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) contestavano alla pista Puccini era il tratto di via della Scogliera aperto alle auto, che costringe chi vuole evitare a passare sulla sponda destra. «Il progetto originario - ricorda ancora Fazzi - era di chiudere la strada e di consentire l’accesso alle attività che si trovano sulla sponda attraverso altri itinerari, che prevedessero solo la possibilità di andare e tornare». Anche questo progetto, alla fine, è rimasto sulla carta. Così come la sistemazione del tratto da Celle a Ponte a Moriano: «Mi è capitato di farlo in mountain bike - chiude Fazzi - ed è triste il fatto che non ci sia nemmeno un cartello indicatore». (l.c.)

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