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Lemucchi: «Presto un giro di vite alle aperture in centro»
LUCCA. «Daremo un giro di vite alle aperture indiscriminate nel centro storico». L’amministrazione Tambellini è sensibile al problema sollevato da Confcommercio e per bocca dell’assessore alle...
LUCCA. «Daremo un giro di vite alle aperture indiscriminate nel centro storico». L’amministrazione Tambellini è sensibile al problema sollevato da Confcommercio e per bocca dell’assessore alle Attività produttive Giovanni Lemucchi annuncia novità entro la fine dell’anno. «O almeno questa è la tempistica che vorremmo rispettare», spiega l’assessore. Quello delle aperture selvagge è un fenomeno difficile da arginare: qualunque provvedimento restrittivo, se non ben congeniato, rischia di essere impugnato da un privato. È già successo a Firenze, dove il Tar ha bocciato per ben due volte un’ordinanza del sindaco di Firenze Nardella.
«La normativa sulle liberalizzazioni del governo Monti a livello locale è stata recepita dal nostro Comune nel 2013 – spiega Lemucchi – È però evidente che qualcosa si debba fare per evitare che troppi locali si concentrino nelle stesse strade e piazze. Lo strumento adatto a regolare questa materia è il Piano delle funzioni, che però ha tempi lunghi, perché va a braccetto col Piano strutturale e col Piano regolatore. Pertanto stiamo pensando a una soluzione tampone che ci possa consentire di governare il proliferare di bar e ristoranti».
Dalle stanze di palazzo Orsetti si guarda a quanto fatto nella vicina Pisa, dove l’amministrazione Filippeschi ha emanato un’ordinanza che stabilisce il divieto di apertura di nuovi locali in un perimetro ben circoscritto della città. «Sì – conferma Lemucchi – è la strada su cui siamo orientanti, ma dobbiamo procedere con molta cautela per non fare errori». Un’ordinanza, quella di Pisa, che indica zone ben definite (area Stazione e Vettovaglie per esempio), per la limitazione al consumo di alcool, il diritto alla vivibilità per i residenti e il divieto di nuovi locali. Ordinanze di questo genere non possono essere estese in maniera generica a tutta la città, ma devono indicare perimetri e strade ben definite e devono essere motivate da ragioni di pubblica utilità. Non a caso a Pisa c’è stato bisogno del placet del prefetto che ha riconosciuto la necessità di un simile provvedimento.
«L’idea non è quella di bloccare del tutto le nuove aperture nel centro – conclude Lemucchi – Ma vogliamo fare in modo che bar e ristoranti siano diffusi in modo omogeneo su tutto il territorio. Questo strumento potrebbe consentircelo nell’attesa del Piano delle funzioni». (g.p.)
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