Meteo
ACCOGLIERE È GUARDARE OLTRE OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE
di ENRICO CECCHETTI Ho letto con interesse l'intervento di Flavia Piccinni di domenica scorsa e condivido il forte invito a non restare indifferenti di fronte ai tanti drammi dei migranti arrivati...
di ENRICO CECCHETTI
Ho letto con interesse l'intervento di Flavia Piccinni di domenica scorsa e condivido il forte invito a non restare indifferenti di fronte ai tanti drammi dei migranti arrivati anche a Lucca.
E' verissimo; il primo passo da fare è essere consapevoli che i migranti non sono numeri, ma persone con esperienze e storie spesso drammatiche che sperano, qui in Europa, di ricostruire un pò di futuro per se e per i propri figli.
Come amministrazione comunale siamo impegnati ad assumerci tutte le nostre responsabilità e auspichiamo di lavorare concretamente con un numero crescente di organizzazioni, associazioni di volontariato, singole persone, credenti e non credenti.
Prima di tutto occorre costruire occasioni per far conoscere le persone che stanno dietro i numeri dei migranti. E certamente, assieme a tutti gli altri, i giornalisti e gli intellettuali possono dare un grande contributo.
Questa attività contribuisce anche ad affrontare al meglio il secondo obiettivo che ci siamo posti: favorire un positivo inserimento dei migranti nella nostra comunità, nei nostri paesi e quartieri.
Per questo insistiamo sul modello dei piccoli numeri, sulla necessità di puntare sul rapporto positivo con le realtà che li accolgono, sulla conoscenza reciproca e anche su attività di volontariato da parte dei migranti utili per il territorio.
E per questo diciamo che serve che tutti i Comuni facciano la loro parte, non per stupide scaramucce, ma al contrario perché c'è bisogno dell'impegno di tutti.
Ma poi occorre anche andare oltre.
Oltre le persone, bisogna conoscere la realtà dei Paesi da dove fuggono i migranti e risalire alle cause delle migrazioni. Bisogna interrogarci su cosa compete fare a noi e chiedersi se non abbiamo niente da cambiare rispetto alle logiche e alle scelte politiche che ci hanno portato a fare la guerra in Afganistan, Iraq e Libia, se non abbiamo da cominciare a percorre altre strade rispetto a tali fallimentari e drammatiche esperienze.
Credo che dobbiamo anche smetterla di cercare risposte semplicistiche, buone per non farci pensare e trovare comodo rifugio nella propaganda dei troppi "imprenditori della paura".
Non dobbiamo permettere che si dica «aiutiamoli a casa loro» a coloro che hanno sostenuto guerre terribili che ci hanno consegnato dopoguerra ancora peggiori.
Non possono neppure dirlo coloro che in Italia hanno la responsabilità di aver tagliato più di ogni altro Paese europeo le risorse destinate alla cooperazione internazionale.
Bisogna sapere che in molti Paesi africani ci sono intellettuali, associazioni, cooperative, soprattutto di donne e di giovani, che lottano contro l'emigrazione, che dicono ai giovani «restate qui, pretendiamo di utilizzare finalmente le immense ricchezze dei nostri territori per poter vivere a casa nostra».
A noi chiedono solo di sostenerli in questa battaglia. Ci chiedono di stare dalla loro parte per impedire la rapina di immense ricchezze del sottosuolo, come milioni di ettari di terre fertilissime, a vantaggio di ristretti ceti privilegiati dei loro Paesi e di tanti Paesi e multinazionali di tutti i continenti.
Ecco allora che fare la nostra parte significa accogliere, riconoscere le persone migranti che arrivano a Lucca, ma assieme anche capire che occorre guardare oltre, alla necessità di pretendere nuove politiche dai nostri governanti ad ogni livello. Significa capire che in materia di cooperazione internazionale ogni piccola associazione, ogni comunità, ognuno di noi può fare molto; prima di tutto cercando di conoscere.
E non cadere nella trappola di chi propaganda "soluzioni contro" fatte di chiusura, arroccamento, che non solo ci vorrebbero portare via la nostra umanità, ma anche metterci contro i nostri stessi interessi. Infatti in un mondo sempre più piccolo un futuro sereno per noi ed i nostri figli o lo costruiamo insieme o non ci sarà. Perché l'Italia e l'Europa possono uscire dalla crisi non contro l'Africa ed il sud del mondo, ma solo insieme a loro, con un nuovo progresso di tutti.
(assessore alla Cooperazione internazionale del Comune di Lucca)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
