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Muore mentre va al lavoro
In moto contro un guard rail mbianchino padre di un bimbo di tre anni
BORGO A MOZZANO. Quel tratto di strada tra Piano della Rocca e Borgo a Mozzano affrontato centinaia di volte per andare a lavoro in sella alla sua moto rosso fuoco ieri mattina alle 7,45 lo ha tradito. Un terribile schianto contro la piantana del guard rail non lascia scampo a Gian Luca Olivi, 46 anni, imbianchino, sposato e padre di un bimbo di tre anni la luce dei suoi occhi. Si sente male la giovane compagna, Sabina Bertolini, 47 anni, quando un’ora dopo l’incidente - accompagnata dal suocero che casualmente ieri l’altro aveva deciso di passare qualche giorno a casa del figlio e della nuora - giunge sul luogo della disgrazia e scorge in lontananza la Kawasaki Ninja Zx di Gian Luca. Sessanta metri più avanti c’è il corpo senza vita del suo uomo, il padre del piccolo Diego, pietosamente coperto da un lenzuolo verde in attesa che il magistrato, avvertito dalla polizia stradale, conceda il nullaosta per la rimozione del cadavere. Sono scene strazianti che toccano il cuore anche di sottufficiali e agenti temprati ai lutti e alle tragedie. Con il massimo tatto la donna, disperata e in lacrime, viene allontanata, assistita e consolata come si fa con una persona cara. E alla fine assieme al suocero riaccompagnata nella sua casa a pochi metri di distanza dalla pieve di San Jacopo a Gallicano.
La tragedia. Un uomo tutto casa e lavoro Gian Luca Olivi. Appassionato di moto e grande tifoso di Valentino Rossi. Originario di Santa Maria a Colle da anni con un socio lavorava a Lucca come artigiano-imbianchino nella ditta di via di Poggio. Un tipo metodico e puntualissimo. E proprio il collega che, meravigliandosi di non averlo visto arrivare e di non averlo sentito al telefono, ha chiamato la compagna per avere sue notizie. Un campanello d’allarme premonitore della tragica verità. Secondo una prima ricostruzione della polizia stradale il giovane padre è uscito di casa poco dopo le 7,30 e dopo essere salito sulla Kawasaki rosso fuoco ha percorso la Lodovica sino ad affrontare la curva con la quale si accede alla rampa a doppia corsia della Fondovalle a poche centinaia di metri dal centro abitato di Piano della Rocca e della cartiera Wepa. Un tratto che conosceva alla perfezione e che poteva fare anche ad occhi chiusi. L’eccessiva sicurezza, la velocità, forse l’asfalto reso viscido dalla pioggia caduta sino alle prime ore del mattino in Lucchesia lo hanno tradito senza concedergli una prova d’appello. Il centauro nel successivo tratto rettilineo ha perduto il controllo della moto ed è stato scaraventato a sessanta metri di distanza finendo la sua corsa contro un pilastro del guard rail nella corsia di sorpasso. Nel tremendo impatto il suo casco tipo jet è andato in frantumi e l’urto gli ha fracassato il cranio. Per l’artigiano non c’è stato scampo. È spirato all’istante. A dare l’allarme alcuni automobilisti che hanno assistito alla terribile scena. Alle 8 un’ambulanza della Misercordia di Borgo a Mozzano inviata dalla centrale operativa e una pattuglia della polizia stradale di Lucca erano sul luogo dell’incidente. Ma il cuore di Gian Luca Olivi aveva già cessato di battere.
Strada chiusa. Il traffico sulla Fondovalle è rimasto per circa due ore: dalle 8 alle 10. Per consentire ai volontari della Misericordia le operazioni di soccorso e alla pattuglia della polizia stradale di effettuare i rilievi necessari sul luogo del sinistro sono andati i vigili urbani di Borgo a Mozzano che hanno deviato il traffico a Calavorno, l’unica strada rimasta per raggiungere il Brennero e quindi Lucca e la Piana.
L’indagine. Poco dopo le 9 viene avvertito il magistrato di turno Aldo Ingangi. Che dispone il sequestro della moto (il casco viene fotografato). Non essendoci responsabilità di terzi il sostituto procuratore affida l’esame esterno del cadavere all’anatomopatologo dell’Asl Diana Bonuccelli che inizia nel tardo pomeriggio e conclude il riscontro diagnostico dopo le 20. A quell’ora il corpo viene riconsegnato alla famiglia per la fissazione dei funerali che probabilmente si terranno domani.
Il ritratto. Gian Luca e Sabina si erano conosciuti cinque anni fa. Lui contitolare di una ditta artigiana, lei dipendente della Brico Io di Fornaci di Barga che ha perduto il lavoro dopo l’incendio alla sede di un paio di anni fa. Quasi subito l’imbianchino era andato a vivere nella casa della compagna a Gallicano e tre anni fa la coppia aveva avuto un figlio. Chi lo conosce descrive Gian Luca come un «ragazzone pacioso, di poche parole, ma attaccatissimo alla moglie e al bambino» La sua morte ha lasciato nello sconforto gli amici e le comunità di Gallicano e Mologno dove vivono alcuni parenti della compagna. Era stato proprio l’artigiano un paio d’anni fa a ristrutturare la casa nel centro storico di Gallicano, proprio sotto la pieve di San Jacopo. Adesso il pensiero va al piccolo Diego, il bimbo adorato della coppia che ha perduto l’amato papà. Sulla pagina Fb di Gian Luca Olivi tanti e toccanti i messaggi di cordoglio e i ricordi dei due fratelli e degli amici.
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