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«Mi scrisse grazie», ora il bimbo è sindaco
Parla il volontario lucchese Marco Vanelli: «È bello ritrovarsi». Intanto continua la nostra ricerca degli "angeli" lucchesi
LUCCA. Cappellino bianco, scarpette da calcio impolverate e il sorriso forte di chi, a soli otto anni, ha sentito la terra tremare ma è riuscito a stare in piedi. Ad abbracciare il piccolo Fabio è Marco Vanelli, uno degli “angeli” di Lucca che nel 1980 partì insieme ad altri ragazzi per portare il suo aiuto a chi nel terremoto del 1976 a Venzone, Carnia e Portis aveva perso tutto. Con loro, in una foto ormai impolverata ma mai dimenticata, c’è un altro bambino di Carnia che avrà più o meno la stessa età di Fabio. E vicino a lui un altro “angelo”: Giovanni De Leo, un giovane di Firenze che anche nell’estate del 1980 era stato in Friuli insieme al gruppo di ragazzi lucchesi.
La foto è stata scattata in quello che per gli abitanti della frazione di Carnia e i volontari provenienti non solo da Lucca, ma da molte altre parti d’Italia, era diventato una specie di paese: un agglomerato di prefabbricati e “baracche” di legno, con una cucina all’aperto dove la sera era possibile riunirsi per mangiare qualcosa tutti insieme ma anche un luogo d’incontro dove trovare la forza di reagire alla tragedia.
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Marco Vanelli però, ha frugato bene nella scatola dei suoi ricordi e tra le foto dei suoi amici e quelle dei primi amori al campo estivo, è spuntata anche una lettera.
Inchiostro blu e frasi semplici: l’augurio per il diploma e la futura laurea di Marco da parte di un amico lontano, Fabio. Perché a scrivere è proprio quel bambino sorridente col cappellino bianco: è il 1982 e sono passati due anni dall’ultima volta che lui e Vanelli hanno giocato insieme a Carnia.
Chi è Fabio? A questo punto le ricerche di Marco Vanelli sono andate avanti. Ricordava che il bambino che aveva in qualche modo “adottato” e che stava sempre con lui era lo stesso che gli aveva scritto quella lettera, probabilmente in risposta a una sua missiva inviata a Natale. Ma gli elementi a sua disposizione erano davvero troppo pochi. La voglia di ricordare però è stata più forte di qualsiasi limite apparente. Così Marco Vanelli ci ha scritto ciò che aveva scoperto dandoci anche un indizio - in quel momento solo una sua supposizione - su chi potesse essere il piccolo Fabio.
«Ho visto che il sindaco di Venzone che ha avuto l'idea di radunare gli "angeli" si chiama per l'appunto Fabio e che aveva sei anni al tempo del terremoto (quindi circa nove quando ero lì): che sia lui?».
Il messaggio di Marco Vanelli conteneva anche qualche altro elemento di spiegazione: «La lettera non ha mittente e risale all'8 gennaio del 1982. Probabilmente gli avevo scritto io per Natale mandandogli una fotografia con me, Nello Mei («quello con la maglia del Brasile») e un'altra ragazza che lui non riconosce, né io ricordo perché non ho la foto in questione. Può darsi che la corrispondenza fosse cominciata prima, nel 1980-81, ma ho trovato solo questo bigliettino».
Davanti a questo dubbio non abbiamo fatto altro che contattare il primo cittadino di Venzone, Fabio Di Bernardo, e la conferma che cercavamo è arrivata.
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L’emozione di un ricordo. Nel sentire quelle parole, scritte ormai più di 30 anni fa, Di Bernardo infatti, non ha dubbi: «Sì sì, il bambino con il cappellino bianco nella foto scattata a Carnia sono io e la lettera che ha ritrovato Marco Vanelli è la mia. Ero piccolo e alcuni passaggi non me li ricordo bene ma ne sono sicuro perché a Carnia sono l’unico di quell’età che si chiama Fabio ad aver frequentato le scuole medie a Gemona».
Un’ulteriore conferma è arrivata anche dai genitori di Fabio Di Bernardo che ricordano quanto i ragazzi di Lucca fossero vicini in quel periodo ai bambini di Carnia.
«Ora, insieme a mia madre - aggiunge il sindaco di Venzone - stiamo cercando di capire chi sia l’altro bambino presente nella foto ritrovata da Marco Vanelli ma intanto avrei tanta voglia di mettermi in contatto con lui, di risentirlo anche se sono passati tanti anni».
La commozione di un incontro. Marco Vanelli e Fabio Di Bernardo si sono sentiti appena qualche ora dopo. E qualche lacrimuccia c’è stata.
Segno che il ponte tra Venzone e Lucca è ancora solido perché fatto di fondamenta sincere. Due persone si sono ritrovate a distanza di quasi 40 anni e nel risentirsi hanno provato emozioni autentiche.
«Sabato ci siamo sentiti - racconta Marco Vanelli - e abbiamo pianto tutti e due. Sembrava di essere a “Carramba che sorpresa”. Gli ho ricordato che in quegli anni lui faceva il chierichetto con don Mario Piccinini e mi ha anche detto che a scrivere materialmente la lettera forse era stata sua madre perché lui aveva una pessima calligrafia».
Anche Fabio Di Bernardo racconta la telefonata dell’incontro più o meno con le stesse parole: «Per me è stato un vero piacere poter riparlare con lui, potergli chiedere come sta dopo tanti anni e soprattutto poterlo invitare personalmente a Venzone per il quarantesimo anniversario del terremoto in Friuli, dove lo aspetto insieme agli altri giovani di Lucca e a tutti quei volontari che ci diedero una mano importante in un periodo di grandissima sofferenza per i friulani».
L’attesa di un abbraccio. Intanto, in attesa dell’appuntamento in Friuli fissato per il mese di maggio del prossimo anno, continuano le ricerche degli “angeli” di Lucca.
«Voglio che qui a Venzone vengano quante più persone possibile - conclude Fabio Di Bernardo - perché mi piacerebbe che vedessero come siamo riusciti a rinascere, come il paese sia diventato moderno anche grazie al loro aiuto. Mi sembra giusto che le nuove generazioni, che non hanno vissuto il periodo del terremoto, sappiano chi devono esprimere gratitudine. Ai lucchesi, per ora, il mio grazie».
LA LETTERA ORIGINALE
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