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Le “lezioni di musica” del soprano Paoletta Marrocu
LUCCA. Non ricorda quante volte ha fatto il giro del mondo. E neppure da quanti palcoscenici ha salutato il pubblico in estasi dopo una sua esibizione o al termine di un’opera che ha condiviso con i...
LUCCA. Non ricorda quante volte ha fatto il giro del mondo. E neppure da quanti palcoscenici ha salutato il pubblico in estasi dopo una sua esibizione o al termine di un’opera che ha condiviso con i grandi della lirica, diretta dalle più celebri “bacchette”. Una carriera invidiabile quella del soprano cagliaritano Paoletta Marrocu che abbiamo incontrato nell’oratorio degli Angeli Custodi dove sta curando un masterclass di perfezionamento in canto che qui avrà il suo epilogo proprio oggi. «Un luogo incredibilmente suggestivo, afferma, capace di catturare le emozioni più forti e dotato di un’acustica straordinaria, conosciuto grazie al collega baritono Mattia Campetti che un anno fa me lo propose per le prove di un concerto a villa Roncioni di San Giuliano Terme». Il classico colpo di fulmine per l’artista che, pur essendo stata più volte a Lucca (qui ha debuttato nel 1993 con Wally), è rimasta folgorata dalla bellezza dell’ambiente «che meriterebbe di essere restaurato e restituito alla città come uno dei suoi tesori più preziosi». Ha un rapporto speciale con Lucca la Marrocu, soprattutto perché qui si respira arte e musica e vi è nato Giacomo Puccini. E qui spera di costruire nuovi progetti, magari col teatro del Giglio dove fu anche Manon Lescaut in occasione delle celebrazioni pucciniane. Inizia per caso la carriera di Paoletta che, grazie alla famiglia, respira musica sin dalla nascita. La spinta decisiva arriva grazie al soprano Renata Scotto che ne apprezza le doti artistiche durante un master di canto. Il destino di Paoletta adesso è segnato e per lei si spalancheranno le porte dei teatri più prestigiosi del mondo. «Peccato però che il nostro sia il settore più colpito dai tagli ministeriali, dice, dimenticando che la cultura è il pane, soprattutto per un Paese come l’Italia».
Rossella Lucchesi
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