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Lucca

La missione dei volontari «Riportare la serenità»

La missione dei volontari «Riportare la serenità»

Crocerossine e operatori sociali si prendono cura di oltre cento persone Un senegalese in Italia dal 2001 nel periodo di ferie dà una mano in cucina

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LUCCA. Essere volontari in un campo di emergenza e prima accoglienza richiedenti asilo significa non avere orari. Su questo sono tutti d'accordo alla Croce Rossa in via delle Tagliate: dal mediatore culturale agli operatori sociali, dalle crocerossine ai volontari del campo, quindici figure in tutto, che a turni gestiscono, ascoltano e cercano di tracciare segni di normalità nella quotidianità di più di cento ragazzi scappati da guerre, persecuzioni, povertà e violenze. «Sempre col sorriso e sempre in prima linea, perché questo è il nostro spirito, la nostra missione – spiega Elena Bertolli, responsabile sanitaria del campo e crocerossina da più di 30 anni – Questi ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati, riportano quasi tutti le stesse problematiche: denutrizione e disidratazione, ustioni da posizioni obbligate, ferite sotto i piedi, perché qualcuno arriva scalzo, ferite da botte, alcuni hanno la scabbia, che si cura con un trattamento specifico. Non possiamo somministrare farmaci, noi ci occupiamo del triage, poi chiamiamo i medici e segnaliamo le situazioni per cui è necessario intervenire».

Da metà aprile a oggi al campo della Croce Rossa sono passati 665 migranti, molti dei quali si sono volontariamente allontanati. «Molti scappano perché non vogliono restare in Italia, avendo già parenti o amici in altri paesi europei – racconta Luca Cinelli, responsabile di Protezione Civile – C'è chi arriva già organizzato, avvertendo i parenti e fissando con loro un appuntamento per farsi venire a prendere. Diciamo che quelli che se ne vanno da soli rappresentano il 30 per cento del totale, la maggior parte di questi sono eritrei». L'organizzazione è tutto, lo dicono anche gli altri del campo, Luca Loi, Michele Del Dotto, Francesco D'Ambrosio, Tessa Wiechmann: le quindici tende montate in questo momento accolgono più di cento persone, per una media di 6-8 richiedenti asilo a tenda. Ognuna ha il proprio referente, che fa da collegamento tra il campo e i volontari, riuniti nel consiglio dei buoni fratelli. «In questo momento sono tutti maschi, ma è un caso – spiega Enzo Fasano, il presidente della CRI – Abbiamo avuto anche donne con figli: in questi casi attiviamo subito una struttura con lo Spraar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), perché non ce la sentiamo di tenere i bambini nelle tende. Ci occupiamo anche dei ricongiungimenti familiari, ne abbiamo già seguiti due e adesso c'è un ragazzo della Costa d'Avorio, Abdoulaye Kante, che ha i fratelli a Parma. Senza mezzi termini posso dire che questo è uno dei campi Croce Rossa più attrezzati e seguiti in Italia».

Pranzo e cena vengono serviti da una mensa (attenta a preparare i piatti anche secondo la cultura religiosa di ognuno), la colazione invece è libera, ognuno la prepara da sé. Ma questa settimana al campo è arrivato uno chef speciale: anche lui un volontario di Croce Rossa, che ha dedicato la settimana di ferie ai ragazzi del campo, cucinando per loro tutti i giorni a pranzo. Si chiama Daouda Ndoye, è senegalese, lavora per un'azienda che si occupa della manutenzione dell'autostrada ed è anche dirigente provinciale della Filcams Cgil Lucca.

«Sono arrivato in Italia nel 2001, oggi sono sposato e mi sono sentito di venire a dare una mano in cucina perché ogni popolo si identifica con il proprio cibo e qua di popoli ce ne sono tanti – dice – In accordo con la mensa mi sono occupato del pranzo. Mi considero il vacanziero più fortunato del mondo perché in una sola settimana ho visitato sei paesi diversi dal mio d'origine, il Senegal, e ancora di più da quello di adozione, l'Italia».(n.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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