Il Tirreno

Lucca

I sapori antichi della Drogheria che ha fatto la storia

di Rossella Lucchesi
I sapori antichi della Drogheria che ha fatto la storia

Il negozio di via Elisa compie centoventi anni di vita E all’inizio si trovava dall’altra parte della strada

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LUCCA. Qui si possono trovare la “mescolanza” per dolci e zuppa inglese e la “Saporita” per i classici tordelli lucchesi. Ma anche l’ammoniaca per le paste di Befana e l’alcol puro per i liquori fatti in casa. E poi le spezie per la salamoia delle olive e i semi di anici per il buccellato. Ingredienti quasi introvabili sul mercato, ma sempre disponibili all’Antica Drogheria di via Elisa, dove il personale è in grado di fornire anche preziosi consigli e ricette per la preparazione di conserve e piatti della tradizione gastronomica locale. Una storia che parte da molto lontano quella di questo esercizio commerciale, ieri come oggi punto di riferimento per i lucchesi.

Tutto ebbe inizio nel 1895 quando Alberto Guidotti avviò l’attività in un fondo nell’immobile di fronte a quello attuale, per l’esattezza tra la chiesa della Santissima Trinità e il palazzo adiacente che successivamente sarà cancellato da un muro. Non è dato sapere con esattezza quando avvenne il trasferimento.

Di certo si sa che nel 1920 quando l’azienda fu ceduta ai fratelli Pietro, Alberto e Giocondo Pardini, fino ad allora dipendenti, la collocazione era quella attuale, al civico 7 di via Elisa, nei locali che in passato avevano ospitato le scuderie di villa Bottini. In sostanza fu un trasferimento “in blocco” perché vetrine, insegna e arredi interni furono ricollocati nella nuova sede esattamente nella medesima posizione. Quella sopravvissuta ai giorni nostri che fa del locale uno dei più caratteristici della città. E’ Simona Lucchesi Pentorari, titolare dell’attività insieme al marito Daniele Giusti, a raccontarci, documenti alla mano, la storia del locale che tra suoi illustri clienti vanta personaggi come il poeta e scrittore Enrico Pea, il musicista Gaetano Luporini, il pittore Meschi e lo stesso Giacomo Puccini. Ma anche quella Gemma Galgani che il 2 maggio 1940 sarebbe stata proclamata santa. Una sostanziosa documentazione e parecchi cimeli.

Tante le testimonianze di un passato ricostruito dopo meticolose ricerche negli archivi ad opera della signora Maria Luisa Gianni, suocera di Simona, appassionata di storia, ma dotata anche di grande creatività e fantasia.

È lei infatti che cura gli allestimenti delle vetrine esterne, vera attrazione per i passanti che spesso scattano foto ricordo. Per ricordare i 120 anni di attività ha voluto fare le cose in grande e, insieme a documenti e passaggi di proprietà dell’azienda, ha rispolverato il diploma rilasciato il 18 aprile 1904 che attesta il primo premio con menzione d’onore, al concorso per la migliore vetrina di Lucca.

Come testimoniano gli atti, nel 1930 l’immobile, fino ad allora di proprietà della famiglia Pennacchi, fu acquistato per 48mila lire dai fratelli Pardini che lo gestirono fino alla fine degli anni Sessanta, i cui eredi ne sono tuttora proprietari.

Successivamente saranno i coniugi Narciso Natucci e Simonetta Lippi, attuali titolari dell’erboristeria di fianco, a condurre per qualche anno la Drogheria.

Poi sono arrivati Simona e Daniele che, con entusiasmo e spirito d’iniziativa, hanno deciso di riprendere le antiche tradizioni del locale, ripristinando anche la somministrazione sfusa dei Mentoni e delle “ginevrine” ovvero quelle minuscole pasticche di zucchero colorato tanto amate dai bambini del passato. E specializzandosi nella vendita di sigari di ogni tipo. Iniziativa molto apprezzata anche da Silvina Lencioni, nipote del fondatore Alberto, arrivata qualche tempo fa dall’Argentina dove la famiglia era emigrata nel dopoguerra, per ritrovare quel luogo che aveva visto solo in fotografia. Fu una grande emozione, racconta Simona, perché ciò che la signora vedeva corrispondeva esattamente all’immagine di quella foto ingiallita che ella conservava come una reliquia. La porta d’ingresso a due ante e le vetrine con gli infissi in legno d’abete, suddivisi orizzontalmente in tre parti, erano gli stessi originali, così come le vetrate, gli arredi interni, l’elegante bancone in legno e marmo e l’imponente mobile alle pareti.

Esattamente come appare oggi il locale - aperto ogni giorno dalle 7.30 alle 24 - che i nuovi gestori hanno voluto ampliare all’interno, ricavandoci due ampie sale adibite a bar e ristorante con soffitti sabbiati, arcate e mattoni a vista che trasmettono quel fascino antico capace di catturare l’attenzione degli avventori. I quali tornano volentieri per gustare quelle specialità culinarie dal sapore antico e le straordinarie pizze cotte nel forno a legna, fatte con impasto esclusivamente a lievitazione naturale. Il tutto condito dagli eccellenti vini della cantina.

Prodotti che i titolari sarebbero felici di fare assaggiare a tutta la città se, dichiarano, il Comune consentisse loro di usufruire per qualche ora del giardino di villa Bottini dove potremmo organizzare una grande festa per celebrare i primi 120 anni di un’attività che deve proseguire all’infinito nel tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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