La promessa di Nibali: «Simo, vinciamo insieme»
Lucca: il campione invia un messaggio alla famiglia del ciclista travolto da un Tir
LUCCA. «Porterò la tua foto nel cuore come se tu fossi diventato il mio compagno di squadra».
A parlare è Vincenzo Nibali, trionfatore al tour de France del 2014 che, in ferie per qualche giorno prima della partenza per la Vuelta che partirà il 22 agosto, non fa mancare il suo supporto alla famiglia di Simone Pardini, il giovane ciclista di 16 anni morto sulla Romana dopo essere stato travolto da un camion mentre si allenava con un altro ciclista.
Vincenzo Nibali, che da tanto tempo ormai vive a Mastromarco, in provincia di Pistoia, ha voluto ribadire la sua vicinanza alla famiglia Pardini dopo che già, il giorno dopo l’incidente, aveva twittato proprio la foto che lo ritrae insieme a Simone. La stessa foto che Simone aveva scelto per il suo profilo Facebook. Il suo messaggio di cordoglio è diretto soprattutto ai familiari del giovane atleta ma anche agli amici e alla società di mountain bike con la quale gareggiava il giovane, la “Haibike Lawley Factory Team” di Prato. Insieme a un consiglio però, che dà a chiunque pratichi questo sport: «Quando ci si allena sulla strada è importante fare molta attenzione, questo è l’unico modo che abbiamo per difenderci».
Lei martedì ha twittato la foto che la ritrae con Simone, sorridente accanto al suo idolo. Che sensazioni ha, vedendo quella foto?
«Mi ricorda quando anch’io da ragazzino bramavo per riuscire a fare una foto con il mio idolo e alla gioia che provavo quando ci riuscivo. Con questo scatto spero di essere riuscito a dare a Simone un momento di felicità. Spero anche che ovunque si trovi ora possa realizzare i suoi sogni di ciclista e che magari possa anche aiutarmi come avrebbe fatto se un giorno fosse diventato un mio compagno di squadra».
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Gli incidenti ai ciclisti e ai cicloamatori sono sempre più frequenti. Cosa si potrebbe fare per limitarne il numero e la gravità?
«Purtroppo le strade sono queste, sono pericolose e come ho detto ci sono tanti rischi che chi va in bicicletta deve sempre tenere in considerazione. L'ideale sarebbe che ci fossero sempre più piste ciclabili, ma questo, ecco, succede nel mondo ideale, non in quello reale. E a dimostrarcelo tutti i giorni ci sono tragedie come questa costata la vita a un giovane campione».
Pensa che i ciclisti siano una “categoria a rischio” quando si allenano sulla strada fianco a fianco con auto e con i mezzi pesanti?
«Certo, rispetto agli automobilisti o addirittura ai camionisti è evidente che chi va in bicicletta rischia di più in caso di incidenti stradali. Il ciclista di fatto non “viaggia” su un mezzo in grado di difenderlo...».
E quindi si sente di dire qualcosa, di lanciare un messaggio a chi viaggia in macchina o in camion?
«La cosa che auspico è che ci sia sempre più attenzione soprattutto da parte loro. Questo non significa che i ciclisti debbano sentirsi liberi di essere indisciplinati, anzi. La cautela ci deve essere da ambo le parti, altrimenti non ci siamo».
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