Il presidio
«Io miracolato, ho visto la morte in faccia»
Parla il sopravvissuto Franco Rocchesini: «Ho sentito una gran botta, mi sono girato e Urbano non c’era più»
FUCECCHIO. «Mi sono salvato solo perché l’impatto è avvenuto dalla parte di Urbano. Bastavano pochi centimetri... e non sarei stato qui a raccontare questa tragedia». Franco Rocchesini è sotto choc. Ha visto morire l’amico di una vita, con il quale aveva trascorso la serata in un locale in Lucchesia. È appena stato dimesso dall’ospedale, se l’è cavata con qualche contusione.
Nella sua casa di via Pacchi a Fucecchio, rivive la tragedia di Porcari, con il pensiero fisso sull’amico che non c’è più e il cuore spezzato dal dolore, che offusca il ricordo di quegli ultimi, maledetti, istanti, che hanno sconvolto la sua vita dopo una serata spensierata.
«Stavamo tornando a casa. A un certo punto ho sentito una gran botta. È stato un attimo, non saprei dire com’è successo». La dinamica dell’incidente è al vaglio degli inquirenti, che dovranno chiarire che cosa ha causato il tremendo impatto.
Tra le ipotesi c’è anche quella del colpo di sonno: «Questo non lo so. Non ho avuto il tempo di guardare Urbano, non mi sono accorto di niente. Quando subito dopo l’incidente mi sono girato verso Urbano, lui non c’era più. Nell’impatto è stato sbalzato fuori dall’abitacolo ed è andato a finire in un fossato».
Franco Rocchesini è sceso dalla minicar, completamente devastata sul lato del guidatore: «L’ho visto per terra, ho provato a chiamarlo. Ma non si muoveva. Ho capito subito che non c’erano speranze».
Una guardia giurata che transitava in via Romana ha dato l’allarme, chiedendo l’intervento del 118: «Ma quando sono arrivati i soccorritori non c’era più niente da fare. È morto sul colpo».
Franco invece se l’è cavata con una ferita al gomito: «Avevo dolore anche al torace, ma non c’è niente di rotto: i medici mi hanno prescritto un antidolorifico e mi hanno dimesso. In ospedale ho visto anche il ragazzo che guidava l’altra auto, anche lui sconvolto. Per prima cosa, quando sono uscito dal San Luca, sono andato dal fratello di Urbano a Santa Croce sull’Arno. Conosco tutta la famiglia da una vita, è un colpo tremendo».
Il dolore è enorme, e allo stesso tempo c’è anche la consapevolezza di essere sopravvissuto per una pura fatalità a un incidente terribile: «Se l’impatto con la Nissan Juke fosse stato più centrale - ripete Rocchesini - non avrei avuto scampo. Anche perché il materiale di queste minicar non è in grado di reggere di fronte a botte di questo genere. Posso dire di avere visto veramente la morte in faccia. Mi sono salvato per miracolo».
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