Il Tirreno

Lucca

Estorsione, in carcere il padre naturale di un adolescente

Perduta la patria potestà per condanne e precedenti penali minaccia la famiglia affidataria del figlio per spillare soldi

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LUCCA. Il padre di un bambino di undici anni in affidamento a una famiglia lucchese è finito dietro le sbarre con l’accusa di estorsione: chiedeva denaro minacciando e offendendo i componenti del nucleo familiare a cui il tribunale aveva affidato il ragazzino. Nelle intenzione dell’uomo - 55 anni, originario di Napoli, finito in carcere ripetutamente per vicende legate allo spaccio di stupefacenti - che ha perduto la patria podestà c’era la volontà di accaparrarsi l’intera somma (mille euro mensili) che la famiglia affidataria percepiva come mantenimento del minore affidato. E per estorcere quei soldi era disposto a menare le mani nei confronti del padre affidatario. Una vicenda squallida che vede, suo malgrado, protagonista un ragazzino usato dal padre naturale soltanto come oggetto per il suo bieco interesse: spillare soldi a gente perbene utilizzandoli, stando all’accusa, per acquistare alcol e stupefacenti.

L’inchiesta. A porre fine a questo autentico calvario la squadra Mobile della polizia che, sotto la direzione del sostituto procuratore Piero Capizzoto, è riuscita a «incastrare» il malvivente-estortore che adesso è nuovamente in carcere. Detenuto nel penitenziario di Poggioreale a Napoli. Il suo arresto è stato disposto da un'ordinanza del gip Silvia Mugnaini, all'esito di un'indagine nata proprio dalla segnalazione del padre affidatario. Inizialmente l’uomo, terrorizzato dai metodi delinquenziali del padre naturale del ragazzino, si era rifiutato di sporgere denuncia-querela. Ma i poliziotti hanno avviato ugualmente un’attività d’indagine persuasi dal vistoso ematoma al volto della vittima e da una telefonata giunta in loro presenza, in cui il malvivente chiedeva al padre naturale una ricarica di 25 euro sulla Postpay altrimenti avrebbe spedito la famiglia affidataria in ospedale. Quella richiesta era una delle tante ricevute dalla vittima costretta a versare del denaro all’estortore per evitare guai peggiori.

Minacce e soprusi costanti. Il malvivente, già condannato in passato per altri reati, si era spinto oltre la pretesa di denaro. Autorizzato dal tribunale per i minorenni a vedere il figlio in presenza dei servizi sociali contravveniva alla prescrizione costringendo, stando all’accusa, la famiglia affidataria a lasciare la propria abitazione e a trasferirsi altrove. In quel frangente era lui, assieme al figlio minorenne, ad occupare abusivamente e con la forza la casa. L’attività tecnica della Mobile ha messo in luce una storia di minacce e richieste di denaro che andava avanti da mesi. Quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, il malfattore, anche tramite il figlio minore, chiamava il padre affidatario affinché ricaricasse di denaro la sua post pay. E spesso accompagnava la richiesta con minacce gravi, offendendo ripetutamente la vittima.

Coltelli in auto. In occasione di un controllo il padre naturale era stato trovato a bordo della vettura del padre affidatario, insieme a quest’ultimo e al figlio minore. Nell’abitacolo del veicolo, in quella occasione, erano stati rinvenuti quattro coltelli. La vera vittima del comportamento del padre naturale era il figlio che nel 2009 ha perduto la madre uccisa dal compagno violento. Sottratto alla potestà del padre, ritenuto incapace di provvedere alla sua crescita, è stato poi coinvolto dallo stesso nell’estorsione consumata ai danni della famiglia affidataria.

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