Il Tirreno

Lucca

Corruzione, ricorso della procura contro le assoluzioni

di Luca Tronchetti
Corruzione, ricorso della procura contro le assoluzioni

Lucca, si farà il processo di appello per la vicenda dei terreni del parco di Sant’Anna. Sul banco degli imputati ci saranno Valentini, Tani, Ferro, Ruggi e Doroni

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LUCCA. Un appello condiviso. Proposto sia dall’ufficio del procuratore generale che, con atto separato a contenuto identico, dalla procura della Repubblica diretta dal procuratore Aldo Cicala. Un’impugnazione concordata, ma presentata autonomamente alla Corte d’Appello di Firenze riguardo all’assoluzione in udienza preliminare di cinque dei sette indagati dell’inchiesta sul parco di S. Anna e sullo stadio Porta Elisa che il 15 giugno 2011 provocò un terremoto politico in città con l’arresto di assessori, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti. L’architetto Giovanni Valentini, il funzionario comunale Maurizio Tani, i professionisti Andrea Ferro e Luca Antonio Ruggi e l’ex vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni (ex assessore comunale Dc negli anni Ottanta) vennero assolti alle 18,30 del 25 febbraio scorso in abbreviato dopo due ore di camera di consiglio dal gup Silvia Mugnaini che ritenne insussistenti le prove a carico degli indagati per poterli condannare per concorso in corruzione. La duplice impugnazione delle procure si basa sulle motivazioni della sentenza emessa dal giudice attraverso argomentazione che, stando all’organo requirente, non riguardano l’oggetto del giudizio. E il ricorso delle due procure comprende anche come persona giuridica la Valore spa di Prato, assolta dall’illecito amministrativo per insussistenza del fatto.

I punti nodali. Nelle 13 pagine d’impugnazione alla Corte d’Appello di Firenze ci sono dei punti che balzano agli occhi. Il primo elemento riguarda la spiegazione che fornisce il gup sui contatti tra l’architetto Giovanni Valentini, che la procura ha sempre ritenuto il grande corruttore, e i pubblici ufficiali (Tani in primis) chiamati a relazionarsi sui progetti legati al parco S. Anna e allo stadio Porta Elisa. Stando al giudice dell’udienza preliminare quei continui contatti erano dovuti «alla complicata situazione amministrativa e al timore di un contenzioso amministrativo che avrebbe potuto causare al Comune di Lucca una condanna al risarcimento dei danni subiti dalla Valore spa per la mancata approvazione dell’iter amministrativo». La procura generale sostiene invece che «per tabulas» la Valore spa - sino a prima che divenisse pubblica la notizia dell’inchiesta dopo l’adozione delle misure cautelari a carico di Valentini - non intraprese mai un contenzioso amministrativo contro il Comune. Ergo, per la procura, l’entità e il rilievo dei contatti era di ben altra natura: Valentini nella seconda metà del 2008 si era fatto carico dell’As Lucchese Libertas 1905 (decotta e fuori dal calcio professionistico) purchè l’amministrazione approvasse il progetto per la costruzione del nuovo stadio per il quale una delle sue società aveva già acquistato il terreno a S. Donato (operazione poi non andata a buon fine per ragioni idrogeologiche).

Vizio motivazionale. E non mancano, sia la procura generale che quella di Lucca, di sottolineare una serie di errori di motivazione da parte del giudice non ultimo, in relazione all’assoluzione per il reato di falso in atto pubblico dell’architetto Tani, quello dell’«assoluta assenza della corposa consulenza tecnica (disposte dal pm Fabio Origlio a firma architetto Eugenio Turrin e ingegner Vittorio Di Giorgi Campedelli) nelle motivazioni della sentenza neanche per affermare l’eventuale inattendibilità illustrandone le ragioni». Un deficit a cui ogni valutazione spetterà ai giudici d’Appello.

Per l’ufficio del pubblico ministero quindi al giudice sarebbe «sfuggito» il principio dell’impermeabilità del procedimento principale rispetto all’esito della fase cautelare. In sostanza per le procure il gup non avrebbe adeguatamente e autonomamente valutato ex novo le fonti di prova acquisite agli atti, ma si sarebbe «appiattita» sui provvedimenti cautelari annullati dal Riesame e dalla Cassazione. In conclusione le due procure chiedono alla Corte d’Appello, in riforma della sentenza impugnata, il riconoscimento di colpevolezza degli imputati in ragione dei reati ascritti loro condannandoli alla pena che verrà richiesta dal procuratore generale.

Vicenda Chiari-Favilla. Per quanto riguarda l’ex superassessore Marco Chiari e l’allora sindaco Mauro Favilla prosciolti dal gup Silvia Mugnaini il ricorso in Cassazione è stato presentato solamente dalla procura generale che ha evidenziato una sottovalutazione degli elementi che emergono nelle intercettazioni telefoniche.

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