Il Tirreno

Lucca

Castelnuovo ferita dopo un anno di bombardamenti

di Paola Taddeucci
Castelnuovo ferita dopo un anno di bombardamenti

La stampa di oggi ci riporta alla Seconda guerra mondiale fra disperazione e voglia di guardare avanti

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LUCCA. Penultima uscita della nostra iniziativa sui luoghi più significativi di Lucca e Lucchesia, che oggi sarà in edicola con la scheda dedicata a Castelnuovo. Nella stampa d'epoca della raccolta regalata da Il Tirreno ai propri lettori la cittadina della Garfagnana appare ferita a morte. Siamo nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale: piazza Umberto è ridotta a un cumulo di rovine dopo quasi un anno di bombardamenti.

Ma nell'immagine - concessa da Silvio Fioravanti, autore anche della foto attuale - si nota anche la vita che lentamente e faticosamente ricomincia, pur in mezzo alle macerie. Che a Castelnuovo, peraltro, sono rimaste visibili per decenni. Per esempio nella zona della Barchetta - la caratteristica strada dall'andamento longitudinale tra la stessa piazza Umberto e il ponte della Madonna - un palazzo è stato restaurato soltanto negli anni Novanta. Fino a quel momento quei segni di distruzione hanno testimoniato, alle nuove generazioni, ciò che era stato il conflitto mondiale a Castelnuovo e in tutta la Garfagnana.

Nella ricostruzione piazza Umberto ha perso il suo assetto originario, ma non la sua anima e ha continuato ad essere il cuore della cittadina, il punto di ritrovo della vita sociale e commerciale, come rivela lo scatto di Fioravanti che ne ha ripreso un momento di ordinaria quotidianità. Nella piazza è impossibile non ricordare la sua scenografia d'eccezione, la Rocca Ariostesca, che non compare nelle due fotografie, ma è una presenza di peso. Simbolo della cittadina, durante la guerra subì la stessa sorte di gran parte degli edifici del centro storico e fu gravemente danneggiata dalle bombe.

Intitolata a Ludovico Ariosto - poeta e governatore degli Estensi di cui Castelnuovo fu provincia quasi ininterrottamente dal 1430 fino all'unità d'Italia - la Rocca è frutto di varie fasi di costruzioni, edificate da un nucleo originario esistente probabilmente dall'VIII secolo. Tra queste sono da ricordare i lavori effettuati quando la cittadina non era ancora passata agli Estensi e si trovava sotto il controllo di Lucca: l'ampliamento voluto da Castruccio Castracani nel 1300 e la realizzazione della torre nel secolo successivo, quando era signore Paolo Guinigi.

Il lungo viaggio iniziato l'8 giugno con la prima delle ventiquattro schede termina domani con l'ultima stampa in regalo. Che ci porta a un passo dal cielo, ai piedi delle Apuane magiche e piene di leggende: in particolare al rifugio Rossi, che si trova sotto il gruppo delle Panie ed è uno dei luoghi più conosciuti e amati del territorio.

Inaugurato nel 1924, è il secondo rifugio più antico dell'intera catena apuana dopo l'Aronte - tra i monti Tambura e Cavallo, in provincia di Massa - e segue quest'ultimo anche come altitudine: il Rossi a quota 1602, l'Aronte a 1642. Ma non sono soltanto gli anni né l'altezza a renderlo speciale: il rifugio Rossi è, infatti, una tappa obbligata della mitica "Alba in Pania", una delle cose da fare almeno una volta nella vita. E nei suoi 91 anni di vita, ne ha viste davvero un'infinità. Poi c'è la bellezza delle montagne apuane, che si palesano nella loro maestosità appena usciti dal sentiero che da Piglionico (Gallicano), in un'ora e mezzo di cammino, sale verso il rifugio attraverso i boschi. Difatti lassù, a un passo del cielo, arrivano anche gli escursionisti non specialisti, specialmente d'estate.

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