Italia
La manifattura e l’età d’oro delle nostre sigaraie
Con la stampa della grande fabbrica ora dismessa inizia l’ultima settimana delle nostra iniziativa
LUCCA. Con la stampa dedicata alla Manifattura Tabacchi lunedì 29 giugno inizia l'ultima settimana dei "Luoghi del cuore", la raccolta di testi, foto d'epoca e immagini attuali che Il Tirreno regala ai lettori.
Sei le schede ancora da distribuire, che si troveranno in edicola tutti i giorni fino a sabato 4 luglio.
Quella di oggi, appartenente all'Archivio fotografico lucchese "A. Fazzi", ritrae l'esterno della Manifattura nel 1933, quando davanti allo stabilimento di via Vittorio Emanuele, nel centro storico di Lucca, passava ancora il tram. Era uno dei mezzi con cui le maestranze si recavano in fabbrica, che è stata la maggiore realtà del lavoro operaio in Lucchesia con manodopera in prevalenza femminile.
Chi non ha conosciuto o sentito parlare delle mitiche sigaraie che, grazie all'abilità e alla velocità delle loro mani, hanno portato al successo il "Toscano", uno dei prodotti italiani più conosciuti al mondo? Del resto la vita lavorativa delle operaie dipendeva proprio dalle mani. Al primo colloquio per l'assunzione, prima ancora di parlare, le aspiranti sigaraie dovevano far vedere palmi e dita. Che venivano toccate, soppesate, fatte muovere per capire se erano abbastanza corte, ma non tozze, e se il movimento poteva essere leggero e flessibile. Requisiti fondamentali per rispettare poi i ritmi di lavoro e le dure tabelle di marcia imposte dalla produzione. Presente fin dal 1861 e dal 1865 passata sotto il controllo del Ministero delle Finanze - cessato nel 2002 con la privatizzazione, che nel 2006 ha portato al passaggio sotto il Gruppo Maccaferri - la Manifattura lucchese è rimasta in centro storico fino al 2004, anno del trasferimento nel nuovo stabilimento in periferia, a Mugnano. L'antica e immensa sede cittadina - oggi in corso di restauro per la riqualificazione a uso pubblico - era il risultato di varie annessioni, tra cui quella dell'ex convento di San Domenico che fu acquisito dallo Stato nel 1892, e di edificazioni successive.
Un'altra storica fabbrica, la più grande della città, è protagonista della stampa in regalo martedì 30 giugno: la Cucirini Cantoni Coats, la celebre azienda dei filati. A differenza della Manifattura, però, se ne deve parlare al passato perché lo stabilimento all'Acquacalda non è più in funzione dal 2007 e il magazzino - l'ultima esile traccia rimasta dell'azienda- è stato chiuso nel 2014.
La foto d'epoca e quella attuale mettono a confronto quello che era e quello che è ora. Nell'immagine del 1965, anch'essa dell'Archivio fotografico lucchese, la "scesa" è piena di operaie e operai che escono dal turno, con i pullman in sosta per attenderli e riportarli a casa. Lo scatto odierno mostra il deserto che regna ormai da diversi anni intorno allo stabilimento. Di cui si può soltanto ricordare, appunto, il glorioso passato. Nel periodo più intenso di produzione la Cantoni è arrivata a superare 4300 dipendenti, dei quali il 70% erano donne. Ecco perché a Lucca si dice che in ogni famiglia ci sia qualcuno - o più di uno - che vi ha lavorato. C'è chi ancora conserva nei cassetti, in mezzo a bottoni e puntali, i famosi rocchetti firmati C.C.C.. Chi, invece, al posto dei rocchetti ha fotografie in bianco e nero di amici e parenti: il marchio C.C.C. è come se l'avesse nel sangue, tramandato da coloro che in prima persona hanno prodotto quei filati.
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